INTRODUZIONE

Se dobbiamo credere a Cornelio Nepote, Annibale all'età di nove anni giurò, su perentorio invito del padre, che mai sarebbe divenuto amico del popolo romano. E Annibale tenne fede con grande scrupolo a questo giuramento. È probabile che oggi una così solenne iniziazione politica sia perlomeno rara, ma è evidente che un certo orientamento si viene delineando più o meno presto, in base a varie occasioni e sollecitazioni. Ora questo orientamento ha sempre delle radici culturali molto precise, anche se non ne siamo pienamente consapevoli, anzi spesso neanche ci poniamo il problema. Eppure lo studio che veniamo facendo della storia, della filosofia, della letteratura ci offre la possibilità di individuare gli antecedenti, spesso lontani, dei nostri orientamenti. Noi descriveremo alcune situazioni politiche, alcune scelte politiche e ne mostreremo i presupposti culturali e rifletteremo su di essi. Non che questi presupposti siano determinanti, quasi che una scelta politica sia il corollario di una dottrina, ma è certo che essi ci sono in ogni caso. Ricercarli rende più trasparenti e significative le varie tendenze e quindi fa meglio comprendere le ragioni delle parti in conflitto.

Scopo di questo esercizio è familiarizzarci con le teorie politiche nel vederle in qualche modo incorporate nell'azione, ispiratrici e/o giustificatrici di essa, e più in generale mostrare che l'azione, anche quella elementare, porta con sé comunque una certa visione della realtà. Persino taluni gesti simbolici che accompagnano l'azione politica o taluni espedienti oratori non sono da intendere come ornamenti estrinseci volti a suscitare emozionati consensi, ma come a loro modo significativi, cioè non casuali o indifferenti. Facciamo un esempio molto semplice. Quando vi fu l'intervento italiano nella Prima Guerra mondiale il re d'Italia annunciò che assumeva il comando supremo delle forze armate, e, a guerra conclusa, questo suo comando fu solennemente sottolineato nell'ultimo Bollettino, il famoso bollettino della vittoria. Ora, preso alla lettera, si trattava di una menzogna, perché il re non esercitava alcun comando, ma quel gesto era la riconferma di un simbolo e di una tradizione, a cui molti potevano essere e di fatto furono sensibili, come se la patria avesse assunto un volto. L'adesione popolare alla guerra, nella misura in cui ci fu, si alimentava anche di questo.