INTRODUZIONE

Cari e sconosciuti amici o amiche,

le questioni morali possono sembrare futili o astruse, qualcosa di remoto, che non ci riguarda in maniera diretta. Per la nostra vita sono invece decisive, concrete, vicine e inaggirabili. Ogni volta che dobbiamo compiere scelte che ci toccano da vicino o immaginare le possibili conseguenze delle nostre azioni rilevanti, tutti ci troviamo infatti di fronte a dubbi, angosce e dilemmi. Cerchiamo allora invano soluzioni semplici e di buon senso, garantite da regole prefabbricate o da leggi affidabili e ci accorgiamo, spesso con sgomento, di quanto sia difficile trovarle, perché - in ultima istanza - le decisioni sono sempre da inventare e la responsabilità è personale, imputabile esclusivamente a noi stessi. Se fosse facile decidere in base a criteri condivisi o a rapidi calcoli, le nostre scelte sarebbero quasi automatiche e l'etica non esisterebbe neppure. Forse sarebbe bello, ma purtroppo non è così.

Vi propongo perciò una specie di gioco serio. In un'età come la vostra - in cui si riflette ancora intensamente su se stessi e sul proprio futuro, ma in cui il processo di maturazione è velocemente in corso e in cui, per fortuna, le eventuali delusioni della vita non vi hanno reso completamente cinici o rassegnati al peggio - gli esercizi di etica qui presentati in forma di situazioni esemplari simulano per analogia alternative morali che sarete comunque chiamati ad affrontare o circostanze nelle quali vi siete già imbattuti senza averne magari piena coscienza.

In questo deficit di consapevolezza non vi è niente di male o di strano, nulla di cui vergognarvi. A qualsiasi età continuiamo tutti a essere "dilettanti della vita": le cose più significative della nostra esistenza, quelle che ci stanno maggiormente a cuore, non si insegnano e non si imparano in effetti mai a pieno. Ciascuno deve farne diretta esperienza attraverso percorsi irripetibili e individuali, accidentati e inconclusi. Qualunque sia l'esito, paga il proprio apprendistato con errori, sofferenze, esitazioni, rimorsi, ciascuno dei quali avrebbe potuto essere evitabile, ma che nel complesso appaiono ineludibili. Quel che ciascuno capisce, lo afferra spesso quando è ormai troppo tardi per trarne un vantaggio o per porvi rimedio. Il suo tirocinio non sfocerà mai nel possesso di un'arte o nella fondazione di una scienza che regoli con esattezza le vicende che attraversiamo. Un'opacità di fondo sembra frustrare qualsiasi tentativo di diventare un 'professionista' di questa vita, che non si lascia sottoporre ad alcun esperimento, proprio perché non è ripetibile allo stesso modo degli esperimenti di fisica o di chimica. L'esperienza di ognuno - soprattutto quella morale - è dunque destinata a rimanere costitutivamente incompiuta, insatura.

Anche perché, nascendo, ciascuno di noi si situa in un mondo in parte già fatto, frutto di innumerevoli eventi e generazioni, ma in parte in incessante divenire. Di esso - come dell'orizzonte fisico - formiamo sempre necessariamente il centro, che si sposta e cambia prospettiva con noi, a ogni nuova azione e a ogni svolta nel corso dei nostri pensieri e dei sentimenti. Alcuni 'passaggi' fondamentali che segnano il ritmo e i contenuti dell'esistenza, li condividiamo con la maggioranza dei nostri simili, quali il distacco dai genitori, l'amore verso altre persone in precedenza sconosciute, la scelta di una professione, i piaceri, le gioie, il dolore e, infine, la morte. Essi posseggono la natura del 'luogo comune', espressione, questa, che non è affatto sinonimo di banalità, quanto piuttosto di zona di condensazione e di sedimentazione di esperienze virtualmente vissute da tutti, sebbene in genere poco articolate o articolabili, proprio perché eccedenti la nostra capacità di comprenderle per intero. Tale è appunto lo sfondo privilegiato dell'etica, l'humus da cui trae la sua ragion d'essere, il suo senso più profondo e la sua complessità.

Da qui un motivo ulteriore e complementare del difficile approccio a essa: se manca l'esperienza coinvolgente delle situazioni e dei momenti drammatici delle scelte, i problemi etici non possono che apparirci astratti, poco meritevoli di venir indagati e capiti. Una vasta zona della nostra esistenza rimane però in tal modo abbandonata a se stessa, defraudata del lume - anche debole - della 'verità', della 'ragione' e della possibile felicità. La nostra si trasforma in una 'vita selvatica', che vegeta in maniera semi-spontanea e semi-manipolata, crescendo brada o mal coltivata tra i campi e le foreste della società, votata all'opacità dell'incoscienza o del vivere alla giornata, agitati da ogni vento come banderuole o resi miopi o ciechi dalla chiusura o dalla ristrettezza delle nostre prospettive. La consapevolezza anticipata o densa delle scelte che potremmo essere costretti a fare ci rende, al contrario, più forti, fiduciosi, sereni e pronti alla lotta.

Se ti vengono dei dubbi sull'utilità di quanto ti accingi a fare, sul valore o il significato dell'etica, ricorda che è paradossalmente vero quanto spesso si dice della filosofia, che "non serve a niente": ma neppure la salute o la vista servono a qualcosa. Tieni dunque in forma e in tensione le tue capacità di giudizio.

Auguri per la tua vita e il tuo futuro!