7. VIOLENZA SESSUALE E VERGOGNA

Supponiamo che tu sia una giovane donna che ha intrecciato una relazione con un coetaneo, a cui concede qualche segno di affetto. Questi - forzando la tua volontà e malgrado ogni tua disperata forma di resistenza - finisce per violentarti. Sconvolta - persino incapace di credere che tale esperienza sia capitata proprio a te -, vorresti gridare tutta la tua rabbia di vittima di un sopruso, rivoltandoti contro il mondo per l'ingiustizia subìta.

 

Alternative

In simile condizione, come agiresti? Se parli, saresti poi in grado di sopportare la vergogna e il sospetto, esponendoti ai riflettori del pubblico (SOLUZIONE A; )? Se invece taci e decidi di subìre l'affronto per paura delle conseguenze, non lasci forse impunito un grave crimine e non contribuisci così a moltiplicarne la frequenza nei confronti di altre persone (SOLUZIONE B; )?

A

Se scegli questa soluzione, significa che - a mente fredda, riflettendo sul comportamento da tenere, mentre nessun altro conosce ancora l'accaduto - ritieni comunque tuo preciso diritto, oltre che tuo inderogabile dovere, denunciare l'aggressore e fornire tutti gli elementi per farlo arrestare e processare.

La vergogna è inevitabile, già per il solo fatto di essere costretta a raccontare molte volte - ad estranei o in pubblico - la traumatica propria disavventura. Così come inevitabili sono i sospetti maligni che molti potrebbero accreditare, ad esempio: che, in realtà, avevi acconsentito all'atto sessuale, che avevi incitato l'uomo a esso, per poi capricciosamente rifiutarti o, addirittura, che stai progettando di ricattare il tuo partner. Puoi persino raffigurarti le dimensioni dello scandalo e l'imbarazzo terribile che l'evento, una volta noto, potrebbe produrre sui tuoi genitori, senza escludere neppure che tuo padre o tuo fratello cerchino di farsi vendetta da soli, a rischio di finire in carcere. Sai però perfettamente che la vergogna non sei tu che dovresti provarla, bensì i tuoi aggressori. Concordi in questo - tra le posizioni classiche e al di là di ogni implicazione religiosa - con Sant'Agostino, il quale riteneva che i grandi esempi di virtù antica non fossero dovuti a dei motivi così nobili come si voleva far credere. Prendiamo il caso di Lucrezia, la matrona romana che si uccise per la vergogna di essere stata violentata dal figlio di Tarquinio il Superbo. La ragione del suicidio di Lucrezia, secondo Agostino,

"non è amore per la verecondia ma è debolezza per la vergogna. Si vergognò dell'immondezza commessa da un altro su di lei, non insieme a lei; donna davvero romana, sin troppo avida di lodi, temeva che se rimaneva viva si giudicasse che aveva subìto volentieri ciò che aveva subìto. Perciò volle fare di quel castigo la testimonianza agli occhi degli uomini della propria intenzione, non potendo mostrare all'umanità il fondo della propria coscienza. Arrossì di essere creduta complice del misfatto, se tollerava con rassegnazione l'immondezza compiuta dagli altri su di sé. Non così si comportarono le donne cristiane. Vittime della stessa sorte, continuano a vivere senza aver punto su di sé un delitto altrui, per non aggiungere a quello il proprio, suicidandosi per la vergogna dello stupro che ha compiuto su di loro la libidine del nemico. Hanno dentro di sé il vanto della propria castità e la testimonianza della propria coscienza" (Agostino, La Città di Dio, I, 20, trad. it. a cura di C. Carena, Torino, Einaudi, 1992, p. 32).

B

Se preferisci questa soluzione, allora significa - tra l'altro e se non agisci esclusivamente per incontrollabile paura - che tieni in grande considerazione e attribuisci un notevole peso all'opinione e la censura della comunità. [Sulla necessità di ricreare spazi pubblici di socialità Cfr. Alain De Benoist intervista 12; "La democrazia diretta", domanda n. 2] Uno dei filosofi che ha maggiormente approfondito il problema del ruolo dell'opinione altrui sulla condotta degli individui (e che ne era talvolta ossessionato, come appare dalle Confessioni) è stato Rousseau [Cfr. il Manuale vol. II, pp. 383-390]. Egli, inoltre, nell'Emilio - pur essendo per altri versi molto aperto all'idea di eguaglianza e molto sensibile alle esigenze della donna - afferma che, per controllare le passioni gli uomini hanno la "ragione", mentre le donne hanno il "pudore". In tal modo, anche se si sarebbe certamente ribellato all'aggressione, sembra indebolire la posizione delle donne ed esaltare il ruolo del pudore e della riservatezza, negando ad esse la razionalità e concedendo soltanto una 'virtù sentimentale', basata sull'inibizione dei desideri e sull'occultamento delle proprie eventuali inclinazioni.

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Consideri legittima l'interferenza della comunità, nella forma del giudizio di condanna da parte di sconosciuti, sul comportamento morale dei singoli? Pensi che il comportamento morale sia connesso all'"angoscia sociale", che interiorizzi cioè, trasformandola in comandamenti interiori o in "voce della coscienza", la vox populi [Cfr., a questo proposito, la Questi; one n. 6; , nel punto relativo a Nietzsche e la Questi; one n. 16; )?