19. MANI SPORCHE, MANI PULITE

Immagina di essere un politico su cui gravano pesanti responsabilità e di aver bisogno per il tuo partito o per il tuo governo di compiere un atto illegale (attingere a "fondi neri", calunniare un avversario, o addirittura organizzare un attentato). Personalmente disapprovi e trovi ripugnanti tali comportamenti criminali, ma ti viene - nello stesso tempo - anche il sospetto che non sia lecito, quando si deve pensare al bene di molti, preoccuparsi, come avrebbe detto Machiavelli della "salute della propria anima".

 

Alternative

In questo stato di lacerazione interiore, come ti comporteresti: riterresti che il politico deve prescindere dai criteri morali e dalle leggi a cui sono sottoposti i comuni cittadini [Cfr. Gennaro Sasso intervista 34; "Politica ed etica", domande nn. 1, 2 e 3] (SOLUZIONE A; )? Oppure saresti convinto che, anche a costo di essere tacciato di ingenuo o di moralista, egli dovrebbe restare onesto e rispettoso di tutte le leggi etiche e giuridiche (SOLUZIONE B; )?

A

Se credi migliore la prima soluzione, allora saresti d'accordo con Hoederer, la cui figura è stata efficacemente tracciata da Sartre [Cfr. il Manuale III, pp. 536-541] ne Le mani sporche. "Tutti i mezzi sono buoni, quando sono efficaci" (dice Hoederer, il capo rivoluzionario che cerca un accordo realistico con i suoi nemici e che il suo giovane segretario Hugo è stato mandato dal partito a uccidere. In Hoederer e nel suo segretario si riflette la vicenda di Trotsky fatto uccidere, per ordine di Stalin, a Città del Messico (appunto dal suo segretario, a colpi d'accetta).

"Hoederer: Come tieni alla tua purezza, ragazzo! Come hai paura di sporcarti le mani. Ebbene, resta puro! A che cosa servirà e perché vieni tra noi? La purezza è un'ideale da fachiri, da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici borghesi, vi trovate la scusa per non far nulla, restate immobili, stringete i gomiti al corpo, portate i guanti. Io, le mani, le ho sporche. Fino ai gomiti. Le ho affondate nella merda e nel sangue. E del resto? Credi proprio che si possa governare innocentemente?

Hugo: Un giorno, forse, ci si accorgerà che non ho paura del sangue.

Hoederer: Diavolo: dei guanti rossi, è elegante. E' il resto che ti fa paura. Ciò che puzza per il tuo piccolo naso d'aristocratico (...).

Hoederer: Tu non ami gli uomini, Hugo. Tu non ami che i princìpi.

Hugo: Gli uomini? Perché dovrei amarli? Mi amano forse?

Hoederer: Allora perché sei venuto tra noi? Se non si amano gli uomini, non si può lottare per loro.

Hugo: Sono entrato nel Partito perché la sua causa è giusta e non ne uscirò che quando essa avrà cessato di esserlo. Quanto agli uomini, non mi interessa quello che sono, ma quello che potranno diventare.

Hoederer: E io li amo per quello che sono. Con tutte le loro porcherie e i loro vizi. Amo la loro voce, le loro mani calde che prendono, e la loro pelle, la più nuda di tutte le pelli, e il loro sguardo inquieto, e la lotta disperata che portano a uno a uno contro la morte e l'angoscia. Per me conta, un uomo di più o di meno nel mondo. E' prezioso. Tu, ti conosco bene, ragazzo, sei un distruttore. Gli uomini li detesti, perché detesti te stesso; la tua purezza assomiglia alla morte, e la rivoluzione che sogni non è la nostra: tu non vuoi cambiare il mondo, vuoi farlo saltare" (J.- P. Sartre, Le mani sporche, Quinto quadro, scena terza, in Morti senza tomba. Le mani sporche, Milano, Mondadori (Oscar), 1990, pp. 210-212).

Anche per il leninismo [Cfr. il Manuale III, pp. 550-552], l'etica sostenuta nella fase della lotta di classe è un'etica parziale, che - solo per questo aspetto - ricorda le posizioni sofistiche esposte da Trasimaco nella Repubblica di Platone, in base alle quali "giusto è ciò che piace al più forte" (ossia, in questo caso, è nell'interesse di un determinata classe, il proletariato).[Cfr. il Manuale / I testi, I, pp. 72-74 e Hans Georg Gadamer intervista 17; "La filosofia greca", domande nn. 4 e 7]. Secondo Lenin

"diciamo 'etico' ciò che serve alla distruzione dell'antica società degli sfruttatori e all'unione di tutti i lavori attorno al proletariato (...) La base dell'eticità comunista è la lotta per il consolidamento e il perfezionamento del comunismo" (V. I. Lenin, I compiti delle associazioni giovanili (1920), in Opere complete, Roma, Editori Riuniti, 1967, vol. 31, pp. 278-280).

Per il drammaturgo tedesco Bertold Brecht, infine, non è possibile riformare il mondo borghese, "mettere ordine nel porcile", introducendovi una maggiore giustizia e moralità. Per questo, egli ironicamente afferma:

"Gli oppressi e gli sfruttati sono per la giustizia, ma per loro non è che l'oppressione e lo sfruttamento debbano cessare onde regni la giustizia, ma deve regnare la giustizia onde cessino oppressione e sfruttamento. Quindi gli oppressi e gli sfruttati non sono persone giuste" (B. Brecht, Me-ti. Il libro delle svolte, Torino, Einaudi, 1970, p.98).

Per far trionfare la causa - continua Brecht nelle sue poesie - bisogna essere disposti a tutto:

"Con chi siederebbe l'uomo giusto

per aiutare la giustizia?

Quale medicina sa troppo d'amaro al moribondo?

A quale bassezza non giungeresti, per

sterminare la bassezza?

Potessi tu trasformare il mondo, perché

con te stesso essere troppo buono?

Tu chi sei?

Affoga nella lordura,

Abbraccia il boia, ma

trasforma il mondo: ne ha bisogno!"

(B. Brecht, Trasforma il mondo, da Poesie e canzoni, Einaudi).

"Il mio pane lo mangiai tra le battaglie.

Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.

Feci all'amore senza badarci

e alla natura guardai con impazienza.

Così il tempo passò

che sulla terra m'era stato dato"

(B. Brecht, A coloro che verranno, ibid.).

Quando il rapporto tra i cittadini diventa quello amico/nemico, si passa spesso (rompendo l'involucro di solidarietà rappresentato dallo Stato-nazione) [Sul concetto di nazione Cfr. Stuart Woolf intervista 40; "Il nazionalismo", domande nn. 1 e 7] dall'incitamento alla guerra esterna a quello alla guerra civile. Un'etica del sacrificio estremo in vista del fine lontano e difficile da conseguire, del raggiungimento attraverso il sangue e la "lordura" della meta remota della "società senza classi", deve ora consapevolmente guidare l'agire degli uomini. Per questo, in versi che racchiudono tutta l'asprezza della lotta in corso e la creduta necessità di una fase di terribile durezza che servirà a preparare un mondo più umano:

"(...) noi

che abbiamo voluto apprestare il terreno

alla gentilezza non si poté esser gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l'ora

che all'uomo sia aiuto l'uomo,

pensate a noi

con indulgenza"

(B. Brecht, A coloro che verranno, ibid.).

B

Se scegli questa soluzione [Cfr., per un maggiore approfondimento, la Questione n. 25; ), allora significa almeno che concordi con una lunga tradizione, sostenuta da San Tommaso [Cfr. il Manuale I, pp. 395-398] sino al libro di Erasmo [Cfr. il Manuale II, pp. 50-51 e Massimo Cacciari intervista 9; "Il libero arbitrio", domanda n. 5], Il Principe cristiano (del 1516, tre anni dopo Il principe di Machiavelli). Non trovi giusto separare l'azione politica dalle leggi morali e religiose. La differenza consiste però nel fatto che, mentre San Tommaso considera l'eventualità di una "guerra giusta", per Erasmo qualsiasi guerra è una follia. Non ritieni, inoltre che vi siano regole diverse per chi comanda e per chi obbedisce, per i capi politici e i privati cittadini.

Forse pensi anche, come Primo Levi a proposito dei "kapò" dei campi di concentramento, che il pericolo sia dovunque:

"I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere pericolosi; sono più pericolosi gli uomini comuni" (P. Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 1958, pp. 347-348).

Non ti viene il dubbio che il bene sia fragile e spesso impotente, mentre il male sia diffuso e "banale"?

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E' giusto - come hanno fatto i Giacobini francesi o altri movimenti rivoluzionari - costringere gli uomini a essere liberi o felici, scuotendoli dalla loro passività e obbedienza alle autorità tradizionali? [Cfr. Domenico Losurdo intervista 26; "La felicità", domande nn. 1 e 2] Ragionando per ipotesi, sarebbe stato realistico compiere con successo un attentato a Hitler nel 1939 o a Stalin nel 1946 nella prospettiva di evitare la Seconda Guerra mondiale o la "guerra fredda"? Pensi che i giapponesi abbiamo fatto bene o male ad attaccare a sorpresa Pearl Harbour, il 7 dicembre del 1941, senza previa dichiarazione di guerra?