Se credi migliore la prima soluzione, allora saresti d'accordo con Hoederer, la cui figura è stata efficacemente tracciata da Sartre [Cfr. il Manuale III, pp. 536-541] ne Le mani sporche. "Tutti i mezzi sono buoni, quando sono efficaci" (dice Hoederer, il capo rivoluzionario che cerca un accordo realistico con i suoi nemici e che il suo giovane segretario Hugo è stato mandato dal partito a uccidere. In Hoederer e nel suo segretario si riflette la vicenda di Trotsky fatto uccidere, per ordine di Stalin, a Città del Messico (appunto dal suo segretario, a colpi d'accetta).
"Hoederer: Come tieni alla tua purezza, ragazzo! Come hai paura di sporcarti le mani. Ebbene, resta puro! A che cosa servirà e perché vieni tra noi? La purezza è un'ideale da fachiri, da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici borghesi, vi trovate la scusa per non far nulla, restate immobili, stringete i gomiti al corpo, portate i guanti. Io, le mani, le ho sporche. Fino ai gomiti. Le ho affondate nella merda e nel sangue. E del resto? Credi proprio che si possa governare innocentemente?
Hugo: Un giorno, forse, ci si accorgerà che non ho paura del sangue.
Hoederer: Diavolo: dei guanti rossi, è elegante. E' il resto che ti fa paura. Ciò che puzza per il tuo piccolo naso d'aristocratico (...).
Hoederer: Tu non ami gli uomini, Hugo. Tu non ami che i princìpi.
Hugo: Gli uomini? Perché dovrei amarli? Mi amano forse?
Hoederer: Allora perché sei venuto tra noi? Se non si amano gli uomini, non si può lottare per loro.
Hugo: Sono entrato nel Partito perché la sua causa è giusta e non ne uscirò che quando essa avrà cessato di esserlo. Quanto agli uomini, non mi interessa quello che sono, ma quello che potranno diventare.
Hoederer: E io li amo per quello che sono. Con tutte le loro porcherie e i loro vizi. Amo la loro voce, le loro mani calde che prendono, e la loro pelle, la più nuda di tutte le pelli, e il loro sguardo inquieto, e la lotta disperata che portano a uno a uno contro la morte e l'angoscia. Per me conta, un uomo di più o di meno nel mondo. E' prezioso. Tu, ti conosco bene, ragazzo, sei un distruttore. Gli uomini li detesti, perché detesti te stesso; la tua purezza assomiglia alla morte, e la rivoluzione che sogni non è la nostra: tu non vuoi cambiare il mondo, vuoi farlo saltare" (J.- P. Sartre, Le mani sporche, Quinto quadro, scena terza, in Morti senza tomba. Le mani sporche, Milano, Mondadori (Oscar), 1990, pp. 210-212).
Anche per il leninismo [Cfr. il Manuale III, pp. 550-552], l'etica sostenuta nella fase della lotta di classe è un'etica parziale, che - solo per questo aspetto - ricorda le posizioni sofistiche esposte da Trasimaco nella Repubblica di Platone, in base alle quali "giusto è ciò che piace al più forte" (ossia, in questo caso, è nell'interesse di un determinata classe, il proletariato).[Cfr. il Manuale / I testi, I, pp. 72-74 e Hans Georg Gadamer intervista 17
; "La filosofia greca", domande nn. 4 e 7]. Secondo Lenin
"diciamo 'etico' ciò che serve alla distruzione dell'antica società degli sfruttatori e all'unione di tutti i lavori attorno al proletariato (...) La base dell'eticità comunista è la lotta per il consolidamento e il perfezionamento del comunismo" (V. I. Lenin, I compiti delle associazioni giovanili (1920), in Opere complete, Roma, Editori Riuniti, 1967, vol. 31, pp. 278-280).
Per il drammaturgo tedesco Bertold Brecht, infine, non è possibile riformare il mondo borghese, "mettere ordine nel porcile", introducendovi una maggiore giustizia e moralità. Per questo, egli ironicamente afferma:
"Gli oppressi e gli sfruttati sono per la giustizia, ma per loro non è che l'oppressione e lo sfruttamento debbano cessare onde regni la giustizia, ma deve regnare la giustizia onde cessino oppressione e sfruttamento. Quindi gli oppressi e gli sfruttati non sono persone giuste" (B. Brecht, Me-ti. Il libro delle svolte, Torino, Einaudi, 1970, p.98).
Per far trionfare la causa - continua Brecht nelle sue poesie - bisogna essere disposti a tutto:
"Con chi siederebbe l'uomo giusto
per aiutare la giustizia?
Quale medicina sa troppo d'amaro al moribondo?
A quale bassezza non giungeresti, per
sterminare la bassezza?
Potessi tu trasformare il mondo, perché
con te stesso essere troppo buono?
Tu chi sei?
Affoga nella lordura,
Abbraccia il boia, ma
trasforma il mondo: ne ha bisogno!"
(B. Brecht, Trasforma il mondo, da Poesie e canzoni, Einaudi).
"Il mio pane lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e alla natura guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato"
(B. Brecht, A coloro che verranno, ibid.).
Quando il rapporto tra i cittadini diventa quello amico/nemico, si passa spesso (rompendo l'involucro di solidarietà rappresentato dallo Stato-nazione) [Sul concetto di nazione Cfr. Stuart Woolf intervista 40
; "Il nazionalismo", domande nn. 1 e 7] dall'incitamento alla guerra esterna a quello alla guerra civile. Un'etica del sacrificio estremo in vista del fine lontano e difficile da conseguire, del raggiungimento attraverso il sangue e la "lordura" della meta remota della "società senza classi", deve ora consapevolmente guidare l'agire degli uomini. Per questo, in versi che racchiudono tutta l'asprezza della lotta in corso e la creduta necessità di una fase di terribile durezza che servirà a preparare un mondo più umano:
"(...) noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno
alla gentilezza non si poté esser gentili.
Ma voi, quando sarà venuta l'ora
che all'uomo sia aiuto l'uomo,
pensate a noi
con indulgenza"