17. FIDUCIA: BONTA’ O CATTIVERIA INTRINSECA DEGLI UOMINI

Sei in vacanza sulle Alpi e stai percorrendo da solo un sentiero di alta montagna. La nebbia rende indistinte le forme. Un rumore cadenzato di passi pesanti, dapprima lontano, diviene sempre più intenso, finché una figura si staglia all'improvviso a poca distanza da te. Ti viene incontro: è un uomo robusto, con una lunga barba e un aspetto non del tutto rassicurante. Con qualche timore, valuti velocemente gli eventuali rischi e cerchi di elaborare vari piani di azione.

 

Alternative

Hai tre possibilità: puoi uscire dal sentiero o tornare indietro, sebbene, così facendo, riveleresti, in modo pericoloso, la tua paura e perderesti, per giunta, parte della stima che hai verso te stesso (SOLUZIONE A; ); puoi, al contrario, andare avanti, tenere un atteggiamento indifferente, fare la faccia dura e fingere di ignorare lo sconosciuto (SOLUZIONE B; ); puoi, infine, dimostrarti gentile, rivolgendogli un cenno di saluto, scambiando con lui qualche parola o chiedendogli, addirittura, se ha bisogno di qualcosa (SOLUZIONE C; ).

A

Scegliendo la prima soluzione, parti dal presupposto implicito che gli uomini sono di per sé tendenzialmente malvagi e che, non appena possono, nuocciono gli uni agli altri. Appartieni, di conseguenza, in campo filosofico, alla famiglia dei sostenitori del pensiero realista, di coloro che ritengono - come Machiavelli [Cfr. il Manuale II, pp. 61-64; Gennaro Sasso intervista 34; "Politica ed etica", domande nn. 5 e 7; Francesco Valentini intervista 35; "Che cos'è la politica" domanda n. 2] - che gli uomini sono "tristi", malvagi per natura, poiché guardano più al loro interesse che non agli ideali o ai vincoli etici [Cfr. la Questione n. 5; ]. Oppure pensi, al pari di Hobbes [Cfr. il Manuale II, pp. 176-180 e Francesco De Sanctis intervista 13; "Hobbes" domande nn. 1 e 2], che se davvero noi considerassimo gli uomini buoni, come a parole spesso affermiamo, non si capisce perché di notte chiudiamo a chiave tutte le porte.

Oppure sei convinto, con Freud, che discendiamo davvero da generazioni di assassini.

"La storia primordiale dell'umanità è infatti piena di assassini. Ancor oggi quella che i nostri figli imparano a scuola come storia universale non è altro che una lunga serie di uccisioni fra i popoli" (S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, in Opere, Torino, Boringhieri, 1966-1978, vol. 8, p.140).

E giungeresti alla sua conclusione

"che non c'è speranza di poter sopprimere le inclinazioni aggressive degli uomini. Si dice che in contrade felici della terra, dove la natura offre a profusione ciò di cui l'uomo ha bisogno, ci siano popoli, la cui vita scorre nella mitezza, presso i quali la coercizione e l'aggressione sono sconosciute. Ci credo poco, mi piacerebbe saperne di più su queste felici creature" (S. Freud, Lettera a Einstein del settembre 1932, in Opere, cit., vol. 11, p.300).

[Su Freud Cfr. il Manuale, III, pp. 465-466].

[TESTO antologico; ]

"La sublimazione pulsionale è un segno che contraddistingue particolarmente il processo di incivilimento; essa fa sì che alcune attività psichiche assai elevate - le attività scientifiche, artistiche, ideologiche - assumano una parte così importante nella vita civile. Cedendo alla prima impressione, saremmo tentati di dire che la sublimazione è un destino forzatamente imposto alle pulsioni dalla civiltà. Ma sarà meglio riflettere su ciò un po' più a lungo. In terzo e ultimo luogo, e questo sembra il fatto più importante, è impossibile ignorare in qual misura la civiltà sia costruita sulla rinuncia pulsionale, quanto abbia come presupposto il non soddisfacimento (repressione, rimozione o che altro?) di potenti pulsioni. Questa "frustrazione civile" domina il vasto campo delle relazioni sociali degli uomini; già sappiamo che è la causa dell'ostilità contro cui tutte le civiltà devono combattere (...). Ma a questo programma della civiltà si oppone la naturale pulsione aggressiva dell'uomo, l'ostilità di ciascuno contro tutti e di tutti contro ciascuno. Questa pulsione aggressiva è figlia e massima rappresentante della pulsione di morte, che abbiamo trovato accanto all'Eros, con il quale si spartisce il dominio del mondo. Ed ora, mi sembra, il significato dell'evoluzione civile non è più oscuro. Indica la lotta tra Eros e Morte, tra pulsione di vita e pulsione di distruzione, come si attua nella specie umana. Questa lotta è il contenuto essenziale della vita e perciò l'evoluzione civile può definirsi in breve come la lotta per la vita della specie umana. E questa battaglia di giganti vorrebbero placare le nostre bambinaie con la "canzone del premio celeste" (S, Freud, Il disagio della civiltà, in Opere, vol. 10, Torino, Boringhieri, 1978, p. 587 e p. 609).

B

Se scegli di ignorare l'altro e di mostrare indifferenza nei suoi confronti, soprattutto per paura, allora saresti forse d'accordo con questo apologo di Schopenhauer [Cfr. il Manuale III, pp. 167-173], che paragona gli uomini a dei porcospini:

"Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione" (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396, trad. it. Torino, Boringhieri, 1963, pp. 1395-1396).

Indecisi tra il calore e il gelo, tra la fiducia e la sfiducia reciproche, non volendo o non potendo togliersi gli aculei (o intimoriti dall'ipotesi che un'eventuale perdita di essi li renda ulteriormente vulnerabili), gli uomini si accontenterebbero perciò di rapporti tiepidi e indifferenti con i loro simili. In tale ottica, anche il saluto - soprattutto quando ci s'incontra in luoghi solitari fra sconosciuti - si prefigura in origine non tanto come un semplice gesto di cortesia, quanto come una dichiarazione di non aggressione.

C

Se aderisci a questa soluzione, significa che condividi potenzialmente o l'etica evangelica (magari nella versione del Buon Samaritano che porge aiuto allo straniero e allo sconosciuto, mentre i suoi concittadini e conoscenti lo ignorano) o l'etica laica della "simpatia", sostenuta da David Hume [Cfr. il Manuale II, pp. 324-327] e - quale compensazione all'egoismo razionale, che mira alla 'massimizzazione' dei propri interessi - dal padre dell'economia politica moderna, Adam Smith [Cfr. il Manuale II, pp. 397-398 e Francesco Valentini intervista 35; "Che cos'è la politica" domanda n. 5]. O, ancora, che sei tendenzialmente ottimista sull'essenza profonda della natura umana, al pari di Rousseau [Cfr. il Manuale II, pp. 385-389], che la considerava corrotta dall'ingiustizia sociale, deturpata da incrostazioni, al pari di una statua rimasta in mare per millenni.