15. PROBLEMI DI BIOETICA II

Sei sposato o sposata. Tu e il tuo partner avete a lungo cercato di avere un figlio, ma tutti tentativi sono falliti, a causa di qualche difetto fisico di uno dei due. Intanto gli anni passano e cresce in entrambi la paura di invecchiare, di restare soli e di morire senza discendenza in una casa vuota, in cui non risuonano le voci e le risate di un bambino, che non desiderate o non potete adottare. Uno di voi è tuttavia in grado di generare. Per avere un figlio siete disposti a ricorrere alle biotecnologie (ossia delle scienze e delle tecniche applicate alla vita), utilizzando o il seme di un altro uomo o l'apparato riproduttivo di un'altra donna?

 

Alternative

Immaginando, ad esempio, che tu sia una donna fertile, accetteresti - per danaro o per amore - di diventare una "madre surrogata"? O, se sei un uomo, di diventare il donatore anonimo di seme per il 'figlio' di una coppia che non conosceresti mai (SOLUZIONE A; )? O, al contrario, rifiuteresti questa eventualità, magari con sdegno o con repulsione (SOLUZIONE B; )? In termini generali, la questione si può tradurre anche così: le manipolazioni tecniche sulla vita umana ti sembrano lecite o no?

A

Se ritieni che intervenire sulla vita sia lecito, pur con tutte le indispensabili cautele e modificazioni del costume e della legge, allora significa che prendi atto degli effetti delle biotecnologie nella disgregazione o nella ristrutturazione dei legami familiari - con tutta la loro trama di sentimenti e di passioni - come finora li abbiamo conosciuti. Sei dunque dell'opinione che si dovranno riformulare moralmente e giuridicamente i paradossi che sorgeranno (ad esempio, nel caso dell'ordine di successione ereditaria tra due fratelli, uno dei quali nasca dopo, ma da un uovo fecondato prima e conservato per anni o decenni, o del diritto o meno della madre biologica a tenersi il figlio che ha portato in grembo per conto di altri). La tua posizione implica forse anche una valutazione positiva dei progressi della scienza in rapporto a un miglioramento della qualità della vita al desiderio di felicità degli uomini.

B

Se le manipolazioni tecniche sulla vita umana ti sembrano illecite, probabilmente consideri la vita e il corpo come dono divino, gratuito e relativamente indipendente dal nostro volere e dai nostri progetti. Tale idea, per alcuni aspetti, appare plausibile: Scegliamo forse noi di vivere o di nascere in un certo tempo, luogo o ambiente sociale? Il sangue pulsa, i polmoni si riempiono d'aria, le ghiandole secernono i loro ormoni a causa di nostre reiterate decisioni? Perché allora pretendere prometeicamente di diventare padroni e, addirittura, creatori di se stessi mediante la scienza e la tecnica? Perché osare l'impossibile o l'empio, con il sottrarsi alla dipendenza del caso, alla lotteria genetica? Perché esigere il controllo della vita nel suo complesso, dalle sue sorgenti al suo esito, passando poi attraverso tutte le fasi critiche di essa? Perché separare e disaggregare quel che Dio, la natura o la società [Cfr. QUESTIONE n. 2; ] hanno da sempre - o da tempo immemorabile - unito, e cioè la sessualità e la procreazione? Perché usare metodi 'contro-natura' (ossia contraccettivi e forme di "procreazione assistita" mediante l'inseminazione artificiale o l'"impianto" di un ovulo fecondato in un utero diverso da quello della donatrice dell'ovulo stesso)?

Sebbene la letteratura sia ormai abbondante, la riflessione su questi temi è abbastanza recente. Non esistono perciò ancora dei 'classici' a cui fare riferimento. Si conoscono però situazioni letterarie e dati storici, spesso inquietanti, sulle manipolazione genetiche. E se esse ci portassero - come già adombrato nel 1932 da Aldous Huxley nel suo romanzo Il mondo nuovo e come si tentò di fare mediante gli esperimenti 'eugenetici' dei nazionalsocialisti - alla creazione di 'razze' artificiali di padroni e schiavi? E se - per ritornare al presente - la parte ricca del pianeta favorisse la nascita e la crescita di individui sempre più esenti da malattie, sempre più programmati nel numero e nella composizione, lasciando i popoli della parte più povera abbandonati alla spontaneità ma anche alla lotteria della natura e della storia? Ancora: pensi che sia "edonismo" o "individualismo", ossia ricerca di una privata e personale soddisfazione dei possibili genitori, credere di avere diritto a un figlio (meglio ancora se sano o maschio, biondo e con gli occhi azzurri) a qualsiasi costo, anche se la "natura" non lo permettesse?

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A partire dal Frankenstein di Mary Shelley, del 1818, l'immaginazione letteraria e cinematografica ha creato esseri mostruosi (mirabili e temibili a un tempo) prodotti dalla scienza. Dove situeresti la linea di demarcazione tra il lecito e l'illecito, il naturale e l'artificiale, tra il mostro biologico e l'individuo sottoposto ad interventi terapeutici o dotato di protesi o di apparecchi a lui utili? Prendere un'aspirina per il mal di testa, bere acqua trattata chimicamente per prevenire le infezioni intestinali, subire una trasfusione di sangue o un trapianto d'organo, sarebbe già un modo di forzare la natura? E se tali rimedi a deficienze innate o acquisite non sono illeciti, perché dovrebbe allora esserlo la correzione del patrimonio genetico per eliminare malattie ereditarie o l'aborto per evitare la nascita certa di individui gravemente deformi e quasi sicuramente destinati a una permanente infelicità (ma anche qui, chi giudicherà della felicità o meno di un essere senziente ed autonomo)? Inoltre, in un mondo tutto idealmente composto di persone sane ci sarà rispetto per la sofferenza? Morirà o cambierà in esso la pietà? [Cfr. Hans Georg Gadamer intervista 16; "Il filosofo e la morte", domande nn. 4 e 5]