|
|
|
|
Immaginando, ad esempio, che tu sia una donna fertile, accetteresti - per danaro o per amore - di diventare una "madre surrogata"? O, se sei un uomo, di diventare il donatore anonimo di seme per il 'figlio' di una coppia che non conosceresti mai (SOLUZIONE A ; )? O, al contrario, rifiuteresti questa eventualità, magari con sdegno o con repulsione (SOLUZIONE B; )? In termini generali, la questione si può tradurre anche così: le manipolazioni tecniche sulla vita umana ti sembrano lecite o no?A Se ritieni che intervenire sulla vita sia lecito, pur con tutte le indispensabili cautele e modificazioni del costume e della legge, allora significa che prendi atto degli effetti delle biotecnologie nella disgregazione o nella ristrutturazione dei legami familiari - con tutta la loro trama di sentimenti e di passioni - come finora li abbiamo conosciuti. Sei dunque dell'opinione che si dovranno riformulare moralmente e giuridicamente i paradossi che sorgeranno (ad esempio, nel caso dell'ordine di successione ereditaria tra due fratelli, uno dei quali nasca dopo, ma da un uovo fecondato prima e conservato per anni o decenni, o del diritto o meno della madre biologica a tenersi il figlio che ha portato in grembo per conto di altri). La tua posizione implica forse anche una valutazione positiva dei progressi della scienza in rapporto a un miglioramento della qualità della vita al desiderio di felicità degli uomini. B Sebbene la letteratura sia ormai abbondante, la riflessione su questi temi è abbastanza recente. Non esistono perciò ancora dei 'classici' a cui fare riferimento. Si conoscono però situazioni letterarie e dati storici, spesso inquietanti, sulle manipolazione genetiche. E se esse ci portassero - come già adombrato nel 1932 da Aldous Huxley nel suo romanzo Il mondo nuovo e come si tentò di fare mediante gli esperimenti 'eugenetici' dei nazionalsocialisti - alla creazione di 'razze' artificiali di padroni e schiavi? E se - per ritornare al presente - la parte ricca del pianeta favorisse la nascita e la crescita di individui sempre più esenti da malattie, sempre più programmati nel numero e nella composizione, lasciando i popoli della parte più povera abbandonati alla spontaneità ma anche alla lotteria della natura e della storia? Ancora: pensi che sia "edonismo" o "individualismo", ossia ricerca di una privata e personale soddisfazione dei possibili genitori, credere di avere diritto a un figlio (meglio ancora se sano o maschio, biondo e con gli occhi azzurri) a qualsiasi costo, anche se la "natura" non lo permettesse? ----- A partire dal Frankenstein di Mary Shelley, del 1818, l'immaginazione letteraria e cinematografica ha creato esseri mostruosi (mirabili e temibili a un tempo) prodotti dalla scienza. Dove situeresti la linea di demarcazione tra il lecito e l'illecito, il naturale e l'artificiale, tra il mostro biologico e l'individuo sottoposto ad interventi terapeutici o dotato di protesi o di apparecchi a lui utili? Prendere un'aspirina per il mal di testa, bere acqua trattata chimicamente per prevenire le infezioni intestinali, subire una trasfusione di sangue o un trapianto d'organo, sarebbe già un modo di forzare la natura? E se tali rimedi a deficienze innate o acquisite non sono illeciti, perché dovrebbe allora esserlo la correzione del patrimonio genetico per eliminare malattie ereditarie o l'aborto per evitare la nascita certa di individui gravemente deformi e quasi sicuramente destinati a una permanente infelicità (ma anche qui, chi giudicherà della felicità o meno di un essere senziente ed autonomo)? Inoltre, in un mondo tutto idealmente composto di persone sane ci sarà rispetto per la sofferenza? Morirà o cambierà in esso la pietà? [Cfr. Hans Georg Gadamer intervista 16 ; "Il filosofo e la morte", domande nn. 4 e 5] |