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14. AMICIZIA
Diventando amico di qualcuno o di qualcuna, ti viene mai da chiederti perché senti il bisogno di questo rapporto e per quale sorta di affinità vi siete scelti? Se ti guardi intorno, ti accorgi che l'essere privo di amici è considerato in genere un brutto segno. Può lasciare spazio al sospetto che questa persona sia noiosa, ripugnante o di pessimo carattere. E' però difficile individuare le ragioni per cui il valore morale dell'amicizia è sempre apparso così alto.
Alternative
Si potrebbero immaginare diversi motivi: che l'amicizia sia legata esclusivamente all'utilità (SOLUZIONE A ; ); che sorga dalla debolezza intrinseca a ogni essere umano, dal desiderio di affetto e di consolazione, dal bisogno di trovare una spalla su cui piangere, qualcuno su cui appoggiarsi nel momento della necessità (SOLUZIONE B; ); che derivi invece da un sentimento affermativo di crescita reciproca in comune, in cui ciascuno degli amici diventa per l'altro un punto archimedeo esterno, da cui si genera e si attinge forza e serenità (SOLUZIONE C; ); che non abbia infine alcuna causa diversa dall'inspiegabile attrazione che certe persone provano per certe altre (SOLUZIONE D; ).
A
Se credi che l'amicizia si basi unicamente sull'utilità, sei vicino ad alcune concezioni 'ciniche' del senso comune o al "riduzionismo" di tipo 'machiavellico' che tende a riportare in basso, a terra, tutto ciò che appare alto e sublime [Cfr. il Manuale II, pp. 61-64 e Gennaro Sasso intervista 34; "Politica ed etica", domanda n. 5 e 7]. Sarai così spesso tentato di diffidare degli 'amici' e di guarderai dal fidartene troppo o da averne eccessiva stima. In termini di etica politica, laddove cioè il peso degli interessi è sicuramente più forte, chi comanda non potrà (e forse non dovrà) avere autentici amici, come raccomanda Machiavelli:
"Perché delli uomini si può dire questo generalmente: che siano ingrati, volubili, fuggitori de' pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro del bene, sono tutti tua, òfferonti el sangue, la roba, la vita, e figlioli, come di sopra dissi, quando il bisogno è discosto; ma, quando ti si appressa, e' si rivoltano. E quel principe che si è tutto fondato in sulle parole loro, trovandosi nudo di altre preparazioni, rovina; perché le amicizie che si acquistono col prezzo e non con grandezza e nobiltà d'animo, si meritano [ossia si comprano], ma elle non si hanno, et a' tempi non si possono spendere. E li uomini hanno meno respetto ad offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere; perché l'amore è tenuto da uno vinculo di obbligo, il quale, per essere gli uomini tutti tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena che non ti abbandona mai" (N. Machiavelli, Il principe, cap. XVII, Feltrinelli, Milano, 1983, pag. 69-70).
B
Se hai una concezione passiva e sentimentale dell'amicizia, e se credi che l'amico debba essere un bastone su cui appoggiarsi, allora saresti proprio il rappresentante di quella posizione contro cui si scaglia Cicerone nel suo Lelio o dell'amicizia [Cfr. il Manuale I, pp. 285-286] o Nietzsche in alcuni frammenti [Cfr. il Manuale III, pp. 327-329].
C
Con questa soluzione sei in numerosa compagnia. Ti trovi, ad esempio, accanto ad Aristotele, che considera l'amico "un altro se stesso" e valuta in modo altamente positivo anche "l'amicizia verso se stessi" come base della morale [Cfr. il Manuale, I, pp. 208-209. Cfr. inoltre di Aubenque intervista 2; "Aristotele: l'etica" domanda n. 4; di E. Lledo' intervista 24; "Parole chiave della filosofia greca", domanda n. 5].
[TESTO antologico 1; ]
"(L'amicizia) è una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vè in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia è d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni: Due persone che insieme vanno. E così sono più capaci a pensare e ad agire. Sembra poi che l'amicizia sia insita per natura in chi genera verso il generato e in chi è generato verso il genitore, e ciò non solo negli uomini, ma anche negli uccelli e nella maggior parte degli animali; e sia insita negli animali della stessa specie tra di loro e soprattutto negli uomini tra di loro, per cui noi lodiamo i filantropi. E anche durante i viaggi si può osservare come ogni uomo sia familiare e amico ad altro uomo. Sembra che persino le città siano tenute unite dall'amicizia, e i legislatori si preoccupano di essa ancor più che della giustizia; infatti la concordia sembra essere qualcosa di simile all'amicizia ed essi mirano essenzialmente a quella e vogliono tener lontana soprattutto la discordia, che le è nemica. E poi, quando si è amici, non v'è bisogno per nulla di giustizia, mentre, anche essendo giusti, si ha bisogno dell'amicizia, e il più alto punto della giustizia sembra appartenere alla natura dell'amicizia. L'amicizia poi non è solo una cosa necessaria ma è anche decorosa: infatti noi lodiamo gli amanti dell'amicizia e l'abbondanza di amici sembra essere una delle cose decorose: e alcuni ritengono che l'esser buoni e l'esser amici siano propri delle medesime persone.
Ma anche intorno all'amicizia si sollevano molte questioni. Alcune infatti la considerano una specie di somiglianza e dicono che i simili sono amici, da cui il detto che il simile cerca il suo simile, o che la cornacchia cerca la cornacchia, e cose siffatte. Altri invece dicono che tutti i simili sono tra loro come gli stovigliai in concorrenza. E intorno a queste cose argomentano più dall'alto e da un punto di vista più fisico, come Euripide, che dice che la terra inaridita ama la pioggia e che il venerando cielo, pieno di pioggia, ama riversarsi sulla terra, ed Eraclito, che dice che l'utile nasce dal contrasto e che dai contrari sorge la più bella armonia e che tutte le cose sorgono per la discordia. Al contrario di questi invece parlano altri, tra cui Empedocle, secondo cui ogni simile tende a cercare il suo simile" (Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194).
"Tre dunque sono le specie di amicizie, come tre sono le specie di qualità suscettibili d'amicizia: e a ciascuna di esse corrisponde un ricambio di amicizia non nascosto. E coloro che si amano reciprocamente si vogliono reciprocamente del bene, riguardo a ciò per cui si amano. Quelli dunque che si amano reciprocamente a causa dell'utile non si amano per se stessi, bensì in quanto deriva loro reciprocamente un qualche bene; similmente anche quelli che si amano a causa del piacere. Infatti essi amano le persone facete non perché queste abbiano date qualità, ma perché sono piacevoli. Quindi coloro che amano a causa dell'utile amano per via del bene che proviene a loro, e quelli che amano a causa del piacere per via di ciò che di piacevole proviene a loro e non in quanto la persona amata è quella che è, bensì in quanto essa è utile o piacevole. Perciò queste amicizie sono accidentali: infatti colui che è amato non viene amato per via di quello che è, ma in quanto procura chi un bene chi un piacere. Quindi simili amicizie sono facilmente caduche, poiché le persone non restano sempre uguali: se infatti esse non sono più piacevoli o utili, cessano di essere in amicizia. E l'utile non dura, ma cambia a seconda delle circostanze. Svanendo quindi il motivo per cui costoro erano amici, si scioglie anche l'amicizia, giacché l'amicizia era in rapporto a esso. Soprattutto nelle persone anziane sembra sorgere una tale amicizia (infatti gli uomini di tale età non ricercano ciò che è piacevole, ma l'utile) e anche in quelli degli uomini maturi e dei giovani che ricercano l'utile. E costoro non conducono tra loro neppure una vita in comune; infatti talora non sono neppure piacevoli a frequentarsi, per cui gli amici non desiderano neppure una tal compagnia, quando essi non siano utili; infatti essi sono piacevoli solo nella misura in cui offrono la speranza di qualche bene. Tra queste amicizie si collocano pure quelle coi forestieri. L'amicizia dei giovani invece sembra essere a causa del piacere: essi infatti vivono secondo la passione e ricercano soprattutto ciò che è piacevole a loro e nel presente; quando però l'età muta, muta anche l'amicizia, e di un siffatto piacere rapido è il mutamento. E i giovani poi sono portati all'amore erotico: infatti la maggior parte di tale amore avviene secondo la passione e a causa del piacere: perciò essi amano e rapidamente smettono, mutando sentimento più volte nello stesso giorno. Ed essi vorrebbero passare tutto il giorno insieme a fare vita in comune: infatti così sorge per essi ciò che è conforme all'amicizia.
L'amicizia perfetta è quella dei buoni e dei simili nella virtù. Costoro infatti si vogliono bene reciprocamente in quanto sono buoni, e sono buoni di per sé; e coloro che vogliono bene agli amici proprio per gli amici stessi sono gli autentici amici (infatti essi sono tali di per se stessi e non accidentalmente); quindi la loro amicizia dura finché essi sono buoni, e la virtù è qualcosa di stabile; e ciascuno è buono sia in senso assoluto sia per l'amico. Infatti i buoni sono sia buoni in senso assoluto, sia utili reciprocamente. E altrettanto sono anche piacevoli; infatti a ciascuno sono piacevoli le azioni a lui conformi e quelle simili; e le azioni dei buoni sono appunto eguali o simili. Una tale amicizia logicamente è stabile. Infatti in essa si incontrano tutte le qualità che sono necessarie agli amici. Infatti ogni amicizia sorge o in vista di un bene, o per il piacere, o assolutamente o in vista della persona amata, e in seguito a una certa somiglianza; in questo tipo di amicizia dunque sono presenti tutte le cose suddette per via degli amici stessi (essendo essi simili in ciò e nel rimanente) e ciò che è assolutamente bene è anche assolutamente piacevole. Queste dunque sono le cose soprattutto suscettibili d'amicizia e l'esser amico e l'amicizia si trovano soprattutto e perfettamente in esse. E naturale poi che tali amicizie siano rare: pochi infatti sono gli uomini siffatti. Inoltre per questo si richiede tempo e consuetudine; infatti, secondo il proverbio, non è possibile conoscersi reciprocamente prima di aver consumato insieme il sale, com'esso dice; né si può accogliere un amico né essere amici, prima che ciascuno appaia all'altro suscettibile di amicizia e sia creduto tale. Quelli che poi fanno subito amicizia tra loro vogliono essere amici, ma non lo sono, se non quando siano anche suscettibili di amicizia e non lo sappiano; infatti la volontà di amicizia sorge in fretta, ma non così l'amicizia" (Aristotele, Etica Nicomachea, cit., libro VIII, cap. 3, pp. 196-199).
Ma saresti anche - seppure in forma diversa, accanto a Epicuro [Cfr. il Manuale I, p 258 e Hans Georg Gadamer intervista 17; "La filosofia greca"]- il quale pensa: 1) che "non abbiamo tanto bisogno dell'aiuto degli amici quanto della fiducia nel loro aiuto"; 2) che "non è amico né chi sempre cerca l'utile, né chi mai lo congiunge all'amicizia: l'uno fa traffico dei favori col sentimento della riconoscenza, l'altro uccide la speranza per il futuro"; 3) che "l'amicizia trascorre per la terra annunciando a tutti noi di destarci per felicitarci l'uno con l'altro" (Epicuro, Gnomologio Vaticano, numeri 34, 39, 52, in Opere, a cura di G. Arrighetti, Torino, Einaudi, 1967, pp. 82-83). Condividi quindi, probabilmente, anche le idee di Benedetto Croce [Cfr. il Manuale III, pp. 385-393] che vede l'amicizia legata, al pari dell'amore, a un "rapporto bilaterale" di eguaglianza tra diversi.
[TESTO antologico 2 ; ]
"Per ben intendere questo rapporto morale, bisogna muovere dall'amore, non da eros, ma dall'amore salito appunto a rapporto morale, amore di consorti: il legame di due esseri che vivono l'uno per l'altro, pronto ciascuno a dare sé stesso per l'altro, pel bene, per la felicità, per la gioia dell'altro. Legame bilaterale, che, se diventa unilaterale, discende ad attaccamento passionale e sensuale, o si cangia in affetto di compassione, di protezione e simili. L'amore importa egualità, quantunque solo nell'amore, ché, nel resto, si può essere differentissimi e disparatissimi. Quel che sulle basi naturali sorge tra l'uomo e la donna come amore, sorge nelle altre parti della vita sociale come amicizia. Anche qui bilateralità, egualità, non protezione, non inferiorità; anche qui niente di utilitario, altrimenti è scambio economico, né di meramente affettivo, altrimenti si chiama simpatia; anche qui parità, ma solo nell'amicizia; anche qui, come è noto, rarità del legame nella sua perfezione; forse anche maggiore che nell'amore coniugale. Come l'amore, l'amicizia non ha nulla da vedere col giudizio che si rechi sull'individuo nel suo complesso; non ha da vedere coll'ammirazione intellettuale o etica. Hanno torto del pari coloro che pretendono l'amico irreprensibile e coloro che per amicizia smarriscono o relegano in un canto il giudizio critico e morale. L'amicizia consiste tutta in quel reciproco legame delle anime. E per questo essa è un istituto morale, il cui significato e valore sta nella realtà del disinteresse nell'uno e nell'altro, nel sentirsi sollevati sull'utilitarismo. Onde nell'amicizia, come nell'amore, si trova un rifugio: coll'amico ci si sfoga, ci si confida, si piange e si ride insieme. Solo tra amici si ride davvero, di riso sano. A tutti gli altri uomini dobbiamo giustizia, ma all'amico par che si debba non solo giustizia, quella che gli spetta come ad ogni altro uomo, ma qualcosa di più, per l'appunto l'amicizia. E qui potrebbe sembrare che nell'amicizia ci sia dell'ingiustizia, o, come si dice, della parzialità. Ma se, mercé l'amicizia, si promuove la disposizione morale, che è anzi tutto disinteresse personale, all'amico che si presume vero e sincero si dà quel che gli spetta, cioè quel che egli è pronto a dare a noi: e questa è pur giustizia, la giustizia del caso particolare. All'amicizia si è ispirata la poesia con le diadi famose, particolarmente nell'antichità e nel Medioevo, e da esse sono sorte istituzioni cavalleresche, come quelle dei fratelli d'arme. Si direbbe che, nei tempi moderni, più complicati e più mobili, il culto dell'amicizia abbia minor luogo, e certo ha cangiato forme. Pure senza amicizia, come senza amore non possono vivere se non i bruti o i santi: i primi, perché ad essa non si sono innalzati; i secondi perché l'hanno distanziata e attinto la forza eroica di vivere nell'ideale e per l'ideale, senza bisogno di appoggi sociali e di conforti. Ma bruti e santi sono concetti-limite o astrazioni, e non esistono nella realtà; il che vuol dire che tutti gli uomini hanno bisogno di amicizia, e tutti, alla meglio o alla peggio, provvedono a questo bisogno. Come il rapporto dell'amore è ricco di amori traditi, così anche quello dell'amicizia, di amici ingannati e poi delusi. Ma non giova insistere su questi aspetti ovvi, che il Metastasio metteva in versetti, e che, meglio di lui, mise in energici e immaginosi versi il vecchio "trouvère" Rutebeuf, quando disse di quelle false sembianze di amici: "Ce sont amis que vent emporte. Et il ventait devant ma porte". Piuttosto, è da aggiungere che, anche quando la fortuna non concede gli amici o l'amico, quando ci si risolve a vivere "in solitudine", e s'intonano le lodi della "vita solitaria", della beata solitudo sola beatitudo, proprio allora non si fa altro che procurarsi altre amicizie o altra compagnia: una compagnia meno corporea ma più salda e più sicura, nel paese ideale in cui convengono gli spiriti di ogni luogo e tempo. E colà si intende e si prosegue il pensiero e il sentire degli uomini del passato, e si conversa con loro, e si palpita coi loro cuori. Di tanto in tanto scopriamo (e con quanta gioia) anime e intelletti che prima non conoscevamo o non avevamo intesi, e quella compagnia si allarga e si arricchisce. E se teniamo al nostro buon nome, e ad essere stimati quando non saremo più della terra, è per il desiderio e la speranza di convivere in quel mondo che amammo, e di là comunicare senza impedimenti con gli uomini che passano sulla terra" (B. Croce, . Amicizia, in Frammenti di etica, XX, in Etica e politica, Bari, Laterza, 1973, pp. 79-81).
D
Se apprezzi il grande valore dell'amicizia, pur riconoscendo di non sapertene spiegare i motivi, allora sei vicino, fra i tanti, alle posizioni incisivamente espresse da Shakespeare.
[TESTO antologico; ]
"Talora, venuto in odio alla Fortuna e agli uomini,
Io piango solitario sul mio triste abbandono,
E turbo il cielo sordo con le mie grida inani,
E contemplo me stesso, e maledico la sorte,
Agognandomi simile a tale più ricco di speranze,
Di più belle fattezze, di numerosi amici,
Invidiando l'ingegno di questi, il potere di un altro,
Di quel che meglio è mio maggiormente scontento;
Ma ecco che in tali pensieri quasi spregiando me stesso,
La tua immagine appare, e allora muto stato,
E quale lodola, al romper del giorno, s'innalza
Dalla terra cupa, lancio inni alle soglie del cielo:
Poiché il ricordo del dolce tuo amore porta seco
Tali ricchezze, che non vorrei scambiarle con un regno.
Quando alle assise di dolci silenti pensieri
Io convoco memorie di remoti giorni
Sospiro al ricordare tante cose bramate, e coi vecchi dolori
Lamento lo sciupio della mia cara età:
E allora s'inonda il mio occhio, non uso a stemprarsi,
Pei dolci amici rapiti nella notte senza tempo della morte,
E piango di nuove angosce d'amore da tempo obliate,
E gemo sulla perdita di cari aspetti svaniti.
Allora so accorarmi per antiche sciagure,
E noverar tristemente di dolore in dolore,
Il computo mesto delle lacrime che piansi,
E nuovamente pagarlo, come già non l'avessi pagato.
Ma se in quel mentre di te mi sovviene, amico mio caro,
Vien ristorata ogni perdita, ogni tristezza svanisce".
(W. Shakespeare, Sonetti, Torino, Einaudi, 1970, pp. 60-62)
Se poi ritieni che i motivi dell'amicizia siano inspiegabili, allora sarai d'accordo con Montaigne [Cfr. il Manuale II, pp. 28-31]. Ecco quanto egli afferma a proposito della sua amicizia con Etiènne de la Boêtie:
"Del resto, quelli che chiamiamo abitualmente amici e amicizie, sono soltanto dimestichezze e familiarità annodate per qualche circostanza e vantaggio, per mezzo di cui le nostre anime si tengono unite. Nell'amicizia di cui parlo, esse si mescolano e si confondono l'una con l'altra con un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la connessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere se non rispondendo: 'Perché era lui; perché ero io'. C'è, al di là di tutto il mio discorso, e di tutto ciò che posso dirne in particolare, non so qual forza inesplicabile e fatale, mediatrice di questa unione. Ci cercavamo prima di esserci visti e per quel che sentivamo dire l'uno dell'altro, il che produceva sulla nostra sensibilità un effetto maggiore di quel che produca secondo ragione quello che si sente dire, credo per qualche volontà celeste: ci abbracciavamo attraverso i nostri nomi. E al nostro primo incontro, che avvenne per caso, in occasione di una grande festa e riunione cittadina, ci trovammo tanto uniti, conosciuti e legati l'uno all'altro, che da allora niente fu a noi tanto vicino quanto l'uno all'altro" (Montaigne, Saggi, Adelphi, cit., I, 28, vol. I, pp. 250-251).
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Cosa pensi dell'utilizzazione sociale e politica dell'amicizia, della liceità di fare dei favori agli "amici degli amici" e da preferirli agli altri in decisioni di carattere pubblico? Senza arrivare alla mafia, credi che la pratica della raccomandazione (l'appoggiarsi ai partiti, alle parrocchie o a gruppi di pressione organizzati per trovare lavoro) sia lecita o almeno moralmente scusabile? |