1. INNOCENZA E GIUSTIZIA

 

Immagina di essere uno sceriffo in un piccolo paese del West in cui viene commesso un omicidio particolarmente efferato. La folla tumultuante, senza avere alcuna prova, accusa uno straniero, sul quale i sospetti convergono solo perché non partecipa alla vita della comunità.

Tu sai, da vari indizi, che quest'uomo non è colpevole. Per proteggerlo, lo chiudi provvisoriamente in una cella. La folla, sempre più eccitata, si accalca minacciosa attorno alla prigione e vuole a tutti i costi linciarlo.

Come ti comporteresti in un simile caso? Se cedi alle richieste di questa gente inferocita, che esige una 'giustizia' sommaria, lascerai impiccare un innocente. Se non cedi, quasi sicuramente il carcere verrà assalito a mano armata, vi saranno sparatorie e disordini in cui, verosimilmente, moriranno e saranno ferite decine di persone.

 

Alternative

La domanda è: in situazioni di incertezza, soprattutto in luoghi e circostanze in cui la forza delle leggi appare debole,

[SOLUZIONE A ] l'individuo deve operare secondo criteri morali assoluti, che trascurino gli eventuali esiti negativi di un'azione (semplicemente perché questa è giusta)

[SOLUZIONE B ] oppure deve scegliere il male minore, anche a costo di sacrificare un innocente, salvando però la vita di molti altri esseri umani, momentaneamente accecati e resi irragionevoli dall'ira?

A

Si può dire che sei vicino alle posizioni di Kant per il quale l'obbedienza ai comandamenti morali è incondizionata e categorica, riguarda la nostra intenzione e non i risultati del nostro agire, che divengono indipendenti dalla nostra volontà [Cfr. il Manuale, II, pp. 455-457]. In questo caso, la "dignità" della persona umana (ossia il suo non aver prezzo e non essere scambiabile con nient'altro) vale più della felicità del maggior numero o dell'utilità sociale. L'obbedienza alla voce del "dovere" non è inoltre negoziabile e non prende in considerazione né l'interesse di chi compie una determinata azione, né quello di chi ne è il destinatario. [Cfr. Vittorio HÖSLE Intervista 19 "Da Kant a Rawls" domande nn. 1 e 2] [TESTO Antologico ]

Se sostieni, di nuovo come Kant, il principio Fiat justitia et pereat mundus - che si compia la giustizia, a rischio che il mondo crolli - allora sei anche in favore di un'"etica della convinzione" e contrario a "un'etica della responsabilità" o del "successo" (quella che calcola cioè il risultato delle azioni). [Cfr. Vittorio HÖSLE Intervista 19 "Da Kant a Rawls", domanda n. 4, 8, 9. Per approfondire questo punto Cfr. il Manuale, vol. III, pp. 376-377. Per il problema della responsabilità che l'uomo ha nei confronti della natura, vai a vedere, più avanti, la Questione n. 19 ].

B

Sei vicino alle idee dell'utilitarismo. Questa filosofia - inaugurata idealmente da Hume [Cfr. il Manuale, II, pp. 324-325, e il Manuale/ I testi, II, pp. 329-331] -, procede però esplicitamente da Bentham (il quale lega il criterio della giustizia a quello della "felicità per il maggior numero") [Cfr. il Manuale, III, p. 296] e, con molte varianti e sviluppi, va da John Stuart Mill (per cui "le azioni sono giuste in quanto promuovono la felicità e ingiuste in quanto tendono a promuovere il contrario della felicità") [Cfr. il Manuale, III, pp. 296-299] sino all'economista-filosofo John Harsanyi, premio Nobel 1994. Pur privilegiando il valore sociale dell'azione contro l'intimismo della coscienza, quest'ultimo lo connette tuttavia alla dimensione morale. [Cfr. sull'utilitarismo, di Vittorio HÖSLE intervista 19 "Da Kant a Rawls", Domanda n. 9].

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Saresti in grado di dire che rapporto vi è tra ricerca della felicità e ricerca della dignità? Riesci a pensare dei casi in cui l'una deve essere sacrificata a vantaggio dell'altra ? Ritieni che vi siano valori assoluti o che tutti i nostri giudizi morali dipendano da circostanze variabili? [Cfr., per un eventuale approfondimento del problema, la Questione n. 9 ]