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intervista a Joël de Rosnay di Renato Parascandolo (rilasciata il il 6/9/1995 a La Villette - Parigi) L'Unità, 2 giugno 1997 Lei ha creato un neologismo, il "cybionte": cosa significa questa parola? Il "cybionte" è una metafora per spiegare cosa ci può succedere nel terzo millennio. Il significato di questa parola è la creazione di un organismo planetario, un macrorganismo, costituito dagli uomini, dalle città, dai centri informatici, dai computer e dalle macchine. Poiché non si possono utilizzare immagini per rappresentare questo organismo planetario costituito da tutti questi sistemi, ho creato questo termine "cybionte". Il vocabolo deriva dalla cibernetica - la scienza dell'informazione e della regolamentazione nei sistemi complessi - e dalla biologia (bios): in qualche modo è un organismo ibrido, nello stesso tempo biologico, elettronico e meccanico. Il cybionte è cioè più della somma di queste parti, come il cervello è più della somma dei suoi neuroni, o il corpo umano più della somma di quei sessantamila miliardi di cellule che lo costituiscono. C'è emergenza di nuove proprietà. Cosa emergerà da questa nuova vita planetaria che stiamo fabbricando con i nostri centri di informazione e i nostri computer connessi fra loro? Questa è la sfida del cybionte e del mio libro. In che senso l'homo simbioticus - altro neologismo da Lei coniato - potrà partecipare a questo macrorganismo planetario in modo attivo? E' una possibilità. Sul piano dell'ecologia, dei ricercatori come James Lovelock, hanno proposto l'idea di "Gaia", cioè di un sistema-terra che reagisce come un essere vivente senza esserlo. Secondo me però, Lovelock non ha parlato della società umana, che vede sempre come un parassita che vive sulla terra. Io credo invece che l'uomo stia costruendo un nuovo organismo vivente, un macrorganismo planetario, che dovrà vivere in simbiosi con Gaia, la terra, l'ecologia. Se questa simbiosi riuscirà, allora avremo una possibilità di avere un terzo millennio e un quarto positivo per l'umanità. Altrimenti, se continueremo con questo atteggiamento da parassiti del pianeta, da fruitori egoisti, andremo verso delle catastrofi ecologiche, economiche e sociali. Da qui l'idea dell'homo simbioticus, che è come lei e me. Non cambieremo, non avremo una testa enorme e non perderemo i denti perché mangeremo pillole. Saremo noi stessi, fatti di carne e sentimenti, ma connessi a dei mezzi estremamente potenti di elaborazione dell'informazione e di comunicazione audiovisiva. La televisione, i multimedia, Internet e le autostrade dell'informazione, sono solo l'inizio di quello che ci aspetta nel terzo millennio. Bisogna prepararsi a questo per superare questa metamorfosi dei media, e per non diventarne schiavi. Fino ad ora gli uomini avevano costruito soprattutto degli utensili che erano delle protesi del corpo umano, ma tra un po' di tempo, con i computer e le reti telematiche, costruiremo delle protesi del cervello. Pensa che sarà possibile un'interfaccia amichevole e più diretta tra cervello e computer? E' questa l'idea che ho messo nel mio libro e che chiamo la "bioelettronica". Penso che tutto si collegherà in modo da far convergere l'informatica da un lato e la biologia dall'altro verso una nuova scienza di cui si occuperanno sia i neurobiologi che gli specialisti d'informatica, per trasferire direttamente alcune informazioni dal cervello verso le macchine. A questo punto Internet, la televisione, il computer diventeranno una parte di noi, si creerà una simbiosi con noi, che non sarà più solo biologica, ma un ibrido bioelettronico. Almeno per alcune funzioni del cervello certamente sarà possibile un'interfaccia più diretta. Esistono alcuni laboratori negli Stati Uniti e in Giappone, dove i computer riescono a riconoscere il volto umano, la fisionomia. La macchina può percepire se sorrido o se sono teso, se faccio dei gesti; può riconoscere la voce e la scrittura manoscritta. Può anche captare un certo numero di informazioni che vengono dal corpo, come la sudorazione, la conduttività elettrica della pelle, lo stress: questa capacità si chiama captazione bioelettronica. La macchina non sarà più quello schermo di computer che siamo abituati a vedere. La macchina avrà una fisionomia umanizzata, avrà degli occhi, le potremo dare il volto desiderato, parlarle e sentirla parlare. Come dico nel mio libro, il computer si troverà ovunque sotto forma di promemoria intelligente. Impareremo a vivere con questa popolazione di macchine interattive. L'ultima tappa è il trasferimento diretto di informazioni dal cervello alle macchine. I giapponesi lo chiamano "silent speech", discorso silenzioso: il computer riesce a scoprire la pronuncia della lettera di una parola prima che le labbra si muovano, individuandola direttamente sul cervello. Siamo solo agli inizi e il fenomeno fa paura, ma come il telefono e la televisione si sono, poco alla volta, inseriti nella nostra vita, nel terzo millennio questo tipo di tecnologia ci aiuterà a lavorare - o forse si ritorcerà contro di noi. Sono pessimista e ottimista insieme. Qual è il suo giudizio su Internet? Come pensa che si evolverà? Internet è nato negli anni '68-'70, ed è un fenomeno emergente, cioè è il risultato dall'azione caotica di una moltitudine di agenti connessi l'uno all'altro attraverso dei protocolli trasparenti - cioè comuni - e dei software sempre meno cari - anzi alcuni sono gratuiti - e che si arricchisce grazie all'intelligenza delle persone e si impoverisce nel caso contrario. E' un meccanismo darwiniano: ci sono delle mutazioni, delle invenzioni, c'è un adattamento, il mercato, una selezione, quella che migliori; e il sistema si evolve senza che nessuno lo controlli in modo tradizionale cioè politico, economico, governativo e legislativo. Il sistema si svilupperà verso cose che sono positive come la comunicazione degli scienziati fra di loro o la partecipazione a delle riunioni, o verso cose negative come il terrorismo o le ricette per fabbricare bombe o la pornografia. E' un riflesso del mondo di oggi, un fenomeno che mi appassiona. Penso che fra poco Internet sfocerà in tre continenti: un primo continente sarà un Internet pubblico, con accesso gratuito, mantenuto dalle università, dai centri di ricerca, dai ministeri e dalle organizzazioni internazionali. Un secondo Internet sarà privato, commerciale, con dati criptati, carta di credito, acquisto a distanza, dove tutti i grandi business si faranno con della ciber-moneta. E un terzo continente Internet che sarà una passerella per accedere a dei servizi d'abbonamento come Computer, Europe on Line, Prodigi, Microsoft Network. Internet, tuttavia, rischia di esplodere per colpa del suo stesso successo. La grande questione dei prossimi anni e se questa rete potrà sopravvivere a un tale ingorgo di informazioni. Siamo bombardati da informazioni e stimoli, anche a livello neurologico e sensoriale, e ci dobbiamo adattare alla velocità delle macchine. Questa velocità può essere pericolosa per l'umanità? La prima cosa che bisogna dire è che questa accelerazione andrà avanti, non ci sarà un rallentamento: bisogna imparare a lavorare con questi strumenti nuovi, in costante accelerazione. Il rischio è una nuova forma di inquinamento: l'inquinamento dell'informazione. Ci sarà troppa informazione, troppi satelliti, troppo Internet, troppi Cd-Rom, troppe reti informatiche, troppi computer. Come lottare contro questo? Ci sono vari mezzi: un metodo, degli strumenti e un nuovo modo di avvicinarsi alla conoscenza. Serve un metodo perché la nostra visione è completamente analitica, si trattano i concetti separatamente: ora servono invece delle visioni più globali, che permettano di integrare le conoscenze e il sapere. La cultura non è sapere tante piccole cose su tutto, è sapere integrare le conoscenze in modo che siano più utili per il nostro lavoro. Secondo elemento: gli strumenti. La parola di gran moda è navigare. Siamo in un oceano di sapere e c'è il rischio di affogare se non si conoscono le regole della navigazione. Impararle vuol dire saper usare degli agenti intelligenti, che ci aiuteranno ad ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno - quando vogliamo. In terzo luogo si deve rovesciare il criterio con cui ci si avvicina al sistema. Di solito si cerca di memorizzare più cose per poterle utilizzare. Adesso bisognerà invece cercare di vedere quali sono le procedure per cercare l'informazione quando se ne ha bisogno. Qui ci si può collegare alla dietetica. Con mia moglie ho scritto sulla dietetica, come arte di organizzare la propria vita e di gestire il mondo in cui viviamo. .La dietetica è l'arte di scegliere, fra i vari alimenti, cosa è buono per la salute e per la propria vita: penso che bisogna inventare una dietetica dell'informazione. Di fronte ad un eccesso di informazione bisogna insegnare ai bambini e anche a noi stessi, ad essere moderati, a scegliere solo ciò di cui abbiamo bisogno.
Crede che le relazioni umane possano cambiare in modo negativo visto che le persone si parleranno soprattutto attraverso le reti, senza contatti diretti? E' un rischio che si considera e che si era già considerato con la nascita del libro. Quando uscì il libro, ai tempi di Gutenberg, i filosofi e gli studiosi dissero "adesso nessuno parlerà più, perché tutti si isoleranno nella lettura". Ma si continua a parlare. Il cinema non ha ucciso il teatro, la tv non ha ucciso il cinema e l'editoria non è morta con la televisione. Il fatto di comunicare attraverso le messaggerie elettroniche sulle reti, di vedersi in videoconferenza, può far sì che alcuni - forse il dieci per cento delle persone - rimarranno chiusi nel loro piccolo mondo; ma crea anche delle opportunità, delle voglie di incontri fisici, conviviali, reali fra la gente. Noi che lavoriamo sempre sulle reti lo abbiamo dimostrato: la rete fa crescere la densità di connessione, dunque, la propensione della gente a vedersi. Il problema che rimarrà è quello dei paesi sviluppati in relazione a quelli in via di sviluppo. Queste tecniche rischiano di creare un baratro fra quelli che sanno usare tutto ciò e che l'utilizzano sempre più velocemente e quelli che non lo sanno. La risposta alla quale si assiste oggi è che dei paesi in via di sviluppo- paesi africani, dell'America del Sud o paesi dell'Asia del Sud-est - stanno capendo che la connessione con le reti informatiche è un modo per portare il loro contributo creativo, economico e commerciale al mondo, saltando la fase dei grandi investimenti per creare delle industrie pesanti. C'è una nuova grande sfida, quella della corsa all'immateriale, grazie alla quale il baratro fra paesi sviluppati e in via di sviluppo, può diminuire.
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