LO STRUTTURALISMO
di Enrico Galavotti
Dello strutturalismo ciò che fa problema,
ciò che difficilmente si riesce ad accettare, è il
fatto che con la sua giusta tesi dell'interdipendenza
fra strutture e sovrastrutture esso tende a giustificare
tutti i sistemi sociali, anche quelli fondati sull'antagonismo.
Lo strutturalismo cerca i nessi logici che tengono
in piedi il sistema, non cerca i motivi che dovrebbero
legittimare un suo superamento.
Anche quando si afferma, con Lévi-Strauss,
che le società più "semplici" non sono qualitativamente
inferiori alla nostra, non si aggiunge mai che la
superiorità o l'inferiorità di una civiltà non va
messa in relazione con la nostra né con nessun'altra
civiltà, ma piuttosto con ciò che quella stessa civiltà
avrebbe potuto fare, nel superare determinate contraddizioni,
e che non ha fatto.
E' sulla capacità di evolvere verso
uno stadio qualitativamente superiore di civiltà,
che si può misurare il grado di perfezione di una
qualunque formazione sociale. Tale "stadio"
ovviamente non può avere alcun riferimento alla nostra
civiltà, se non in un settore molto preciso, che si
ritrova in ogni civiltà: quello dell'umanizzazione
dei rapporti sociali.
I confronti bisognerebbe farli tra
due civiltà equivalenti: se ciò non è possibile, il
progresso può essere misurato prendendo in esame i
tentativi di soluzione di quelle contraddizioni che
"disumanizzano" i rapporti sociali.
Certo, anche qui i problemi sono
tantissimi. Il concetto di "umanesimo" è
quanto mai relativo. Ma non dobbiamo dimenticare che
è stata la nostra stessa civiltà, che dopo aver cercato
d'imporre colla forza il proprio concetto di "umanesimo",
ha poi deciso, viste le resistenze del mondo non-europeo
o non-occidentale, di relativizzarlo, escludendo così
a priori che potesse esistere un concetto di "umanesimo"
migliore del nostro.
In realtà, esiste una tipologia di
"umanesimo" che nella sostanza, non ovviamente
nella forma, è valida per ogni civiltà: si tratta
d'individuarla, desumendola dall'evoluzione storica
di una determinata civiltà. Questa tipologia non può
che riguardare lo sviluppo della libertà, che
è alla base di tutti i processi che portano alla verità
delle cose.
Secondo lo strutturalismo, la struttura
è un sistema di rapporti (regolati da leggi) che si
trasforma e si autoregola. Detto questo -che peraltro
è di un'evidenza lapalissiana-, lo strutturalismo
non è in grado di spiegare il passaggio da una formazione
sociale all'altra. Nella struttura tutto è previsto,
codificato, razionalizzato...
Le transizioni, per lo strutturalismo,
avvengono perché qualche elemento della struttura
smette d'interagire con gli altri elementi. La transizione
cioè avviene per l'arbitrio di qualche elemento che
non accetta più la mediazione degli altri, non perché
l'intera struttura aveva ormai fatto il suo tempo,
determinando così lopposizione di alcuni elementi,
che, prima o meglio di altri, avevano cominciato a
reagire criticamente.
In pratica è come se dicessimo che
se gli schiavisti romani fossero stati più "benevoli"
o più "tolleranti" nei confronti degli schiavi,
l'impero non sarebbe crollato.
Dapprima lo strutturalismo espelle
il soggetto dalla storia, facendo della struttura
un idolo da adorare, e poi chiede agli uomini d'impegnarsi
al massimo per tenere in piedi delle strutture che
ormai crollano da sole!
Lo strutturalismo -in quanto filosofia
borghese, che ha coinvolto anche certo marxismo: si
pensi p.es. ad Althusser-, non riesce assolutamente
ad accettare l'idea che talune formazioni sociali
siano in sé così contraddittorie da essere destinate
al superamento storico, a prescindere dalle intenzioni
o dalla "buona volontà" dei soggetti che
le costituiscono. Ogni progresso è visto come un regresso,
come una fonte di ulteriori contraddizioni.
Ciò che allo strutturalismo interessa
individuare non è la giustizia sociale, l'equità di
un sistema, il suo livello di democraticità, ma piuttosto
le sue regole formali, i suoi ordinamenti esteriori,
le sue possibili combinazioni logiche..., insomma
tutti quegli aspetti tecnici, fenomenici che non spiegano
affatto il motivo per cui un dato sistema si capovolge
nel suo contrario e va superato qualitativamente e,
se possibile, per sempre.
Gli strutturalisti sono per la salvaguardia
dell'equilibrio del sistema, non per giudicarne i
fondamenti ontologici. Althusser, p.es., era uno stalinista
in politica e un dogmatico in filosofia (naturalmente
non un dogmatico come un vero e proprio marxista-leninista,
poiché non avendo fatto l'Europa occidentale la rivoluzione
comunista, un qualunque dogmatismo teorico di sinistra
sarebbe stato costretto ad accentuare di più il marxismo
che non il leninismo).
Lo strutturalismo rappresenta l'analisi
del "come": esso non ha alcun interesse
per l'evoluzione storica, per la genesi del fenomeno.
Al massimo, con Piaget, s'interessa dell'evoluzione
del singolo individuo (e, anche qui, considerandolo
soprattutto sotto l'aspetto cognitivo).
Un sistema merita d'essere tenuto
in equilibrio se è sano. Lo strutturalista ovviamente
obietterà a questa affermazione dicendo che un sistema
è sano appunto se è tenuto in equilibrio. Ebbene,
a ciò bisogna rispondere che delle strutture non si
può fare un feticcio sovratemporale, altrimenti si
cade nella metafisica. Non si può arbitrariamente
privilegiare la sincronia sulla diacronia, senza cercare
il punto d'incontro che spiega l'evoluzione di entrambe.
Né si può impedire il confronto storico-dialettico
tra le varie strutture, isolandole in maniera irreversibile.
Lo strutturalismo è il prodotto di
una coscienza borghese che vuole rinunciare a chiedersi
il perché delle cose, dopo essersi convinta di non
poterle modificare. Di qui il rifiuto di considerare
che esiste un soggetto umano della storia, che "fa
storia". L'unico soggetto -dicono questi filosofi
conservatori- è la struttura, che non è stata creata
da nessuno, che non è causa di qualcosa, che non ha
volto né storia - una struttura del tutto impersonale.
http://www.homolaicus.com/teoria/filosofia_moderna/strutturalismo.htm