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SPINOZA
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Significato
e caratteristiche dellopera di Spinoza
Per
comprendere la filosofia di Spinoza è necessario fare
riferimento alla grande rottura operata nella cultura
europea dalla cosiddetta rivoluzione scientifica e
dalla diffusione della filosofia cartesiana.Malgrado
qualche resistenza iniziale, il nuovo pensiero conquista
rapidamente scienziati e filosofi e si impossessa
anche dei centri ufficiali del sapere: le università
olandesi si dividono e, mentre alcune rimangono fedeli
alla vecchia cultura scolastica, altre scelgono con
decisione la filosofia cartesiana, che riceve così
i crismi della ufficialità accademica. Anche Spinoza
fu coinvolto nellopera di divulgazione del pensiero
di Cartesio: i Principi della filosofia di Cartesio
sono infatti dedicati alla esposizione della filosofia
cartesiana. A questa operetta Spinoza aggiunse, in
appendice, i Pensieri metafisici, attraversati
dal confronto tra la filosofia cartesiana e la filosofia
scolastica: Spinoza si presenta non solo come un commentatore
di Cartesio, ma anche come il filosofo che ha compiuto
una scelta di campo decisa contro la scolastica e
a favore della filosofia cartesiana.
Non
deve stupire se, malgrado questa scelta, Spinoza,
come già Cartesio, mantiene nel proprio sistema alcune
nozioni ereditate dalla filosofia scolastica: il vocabolario
filosofico rimane largamente invariato per tutto il
Seicento là dove, nella diversità delle soluzioni,
dalla scolastica si eredita la problematica. Spinoza
opporrà alla molteplicità delle sostanze aristoteliche
lunicità della sostanza, ma che nel mondo vi
sia qualcosa che risponde alla definizione artistotelica
di sostanza non è messo in discussione, e la nozione
mantiene dunque una sua funzione.
Il
distacco dalla scolastica è trasparente anche nel
lessico là dove ed è in primo luogo il caso
della fisica la rivoluzione scientifica ha
dissolto non solo la soluzione ma anche limpostazione
del problema. La fisica aristotelica era modellata
sulla biologia: il vivente serviva da paradigma per
la comprensione dellinsieme della natura, come
ben si vede dal largo uso del finalismo per spiegare
la costanza dei fenomeni naturali. A questo modello
Spinoza, con Cartesio, sostituisce ovunque il modello
meccanico. Di ogni fenomeno si può dar conto attraverso
gli urti della materia regolati da leggi. Ora, è proprio
lidea di una legalità della natura a costituire
il centro della rivoluzione intellettuale che apre
letà moderna. Poche leggi regolano tutti i fenomeni,
di qualunque tipo essi siano, il caso e la contingenza
vengono respinti dalla natura e, come è stato detto
da un grande storico della scienza, Alexandre Koyré,
al mondo del pressappoco si sostituisce luniverso
della precisione. Di qui un cambiamento radicale
nel rapporto tra natura e scienza. Le leggi di natura,
infatti, sono interamente trasparenti alla mente umana,
perché traducibili in formule matematiche, ossia luomo
può, al limite, dar conto e spiegare ogni fenomeno
naturale. La scienza moderna vede così sempre più
ridursi le soglie del mistero e dellincomprensibile.
Alle
pretese della scienza moderna Spinoza fornisce una
salda base metafisica, superando anche i pur decisi
passi che in questo senso aveva compiuto Cartesio.
Cartesio aveva mirato ad assicurare alluomo
una conoscenza stabile e assolutamente certa: quello
che luomo conosce del mondo dice come il mondo
realmente è, ossia come è stato fatto da Dio. Ma non
per questo alluomo veniva attribuito un qualunque
accesso alla mente e alla natura divina; anzi, tra
Dio e luomo si apriva labisso incolmabile
che separa linfinito dal finito, lasciando incomprensibile
il primo e totalmente dominabile il secondo. Dio avrebbe
potuto creare logiche diverse, in mondi diversi, e
la sua scelta è totalmente libera e insondabile, come
inaccessibile rimane la verità ultima, che nella natura
divina trova il suo fondamento; tanto è vero che Cartesio
aveva bisogno della garanzia della veracità divina
per rendere affidabile la conoscenza umana. La scienza
risulta così assieme certa e oggettiva mi dice
come questo mondo è realmente fatto ma metafisicamente
relativa altri mondi sarebbero stati possibili.
Il Dio di Spinoza, invece, non è libero; il mondo
attuale è lunico mondo possibile. Ne consegue
che la conoscenza umana, quando non è fallace, è non
solo vera, ma anche assoluta: non mi dice solo come
il mondo è fatto, ma mi rivela anche lunico
modo in cui poteva essere fatto. La conoscenza umana,
quando è vera, e la conoscenza divina sono identiche
e, di conseguenza, nessuna garanzia è richiesta per
avallare la certezza dellumano sapere. Davanti
a questo monumento metafisico dellardire della
scienza moderna Spinoza sacrificherà tutta la teologia
razionale precartesiana nonché limmagine giudaico-cristiana
della divinità. Perché la conoscenza umana sia assoluta
è infatti necessario confutare il nucleo centrale
del rapporto tra Dio e mondo teorizzato da tutto il
pensiero di ispirazione cristiana: la creazione libera.
Per questo il pensiero di Spinoza verrà subito giudicato
come il sistema ateo per eccellenza.
Il
metodo della conoscenza ovvero il metodo geometrico
matematico
In
che modo è possibile pervenire a una conoscenza vera?
Spinoza dedica a questo problema il Trattato sullemendazione
dellintelletto, un testo che rimarrà incompiuto
e sarà pubblicato solo dopo la morte di Spinoza, nelle
Opere postume del 1677.
La
conoscenza ha, fin da questa operetta, uno scopo morale:
è necessario raggiungere la verità per perfezionare
la propria natura. Preliminare a questo scopo è riuscire
a distinguere la verità dallerrore. Spinoza
classifica la conoscenza in quattro generi: la conoscenza
per sentito dire, che ci porta a seguire le
opinioni altrui, lesperienza vaga, nella
quale ci fondiamo sulla nostra esperienza, non condotta
secondo ordine, ma acquisita casualmente, la ragione
dimostrativa, per la quale risaliamo dagli effetti
alla causa e, infine, lintuizione, con
la quale conosciamo gli effetti attraverso le cause
e lente incausato direttamente nella sua essenza.
Di queste quattro forme di conoscenza, la quarta ci
consente di comprendere adeguatamente lessenza
delle cose e ci conduce quindi nellambito del
vero.
Come
riconoscere unidea del quarto genere di conoscenza?
Spinoza esclude che il metodo possa fornire criteri
esterni per distinguere il vero dal falso. Lidea
vera si manifesta per le proprie caratteristiche interne,
e segnatamente per la sua capacità di dedurre tutte
le proprietà della cosa definita. Il buon metodo per
condursi nella ricerca della verità non è dunque quello
che indaga le caratteristiche esterne allidea
vera o falsa, per esempio la certezza psicologica
che accompagna lidea vera o il dubbio che accompagna
lidea falsa, ma è piuttosto quello che insegna
a organizzare il sapere a seconda della fecondità
delle idee, ossia a seconda della quantità di
conoscenza che da una certa idea può essere ricavata.
Secondo Spinoza va quindi scartato un metodo che prima
acquisisca le idee e dopo giudichi della loro
verità e falsità; il metodo che Spinoza prescrive
consiste invece nellorganizzare le idee secondo
la norma dellidea vera già data, ossia è
lanalisi del contenuto dellidea vera che
mi dice come procedere perché la mia conoscenza non
sia fallace e si riveli feconda.
Lidea
fondante il sistema delle conoscenze dovrà essere,
perciò, lidea da cui tutte le altre idee dipendono,
ossia lidea di un essere che sia causa di tutte
le cose; seguiranno poi le idee delle leggi di natura,
che valgono per tutti gli enti. Così lordine
della conoscenza riprodurrà lordine dellintera
natura.
La
questione dellordine delle conoscenze è dunque
centrale: la deduzione delle proprietà dalla definizione
data è, nel pensiero, quel che in natura è la produzione
di un effetto dalla causa. Se si troveranno le definizioni
vere, quelle da cui tutte le proprietà del definito
derivano, il pensiero avrà quindi la garanzia di muoversi
nellambito della oggettività. Ogni conoscenza
che non rispetti questordine, e che parli degli
effetti senza conoscerne le cause, è quindi irrimediabilmente
erronea: si tratta della conoscenza immaginativa che,
ignorando le cause, finge spiegazioni fantastiche
per ogni fenomeno naturale.
Come
vedremo, le tesi fondamentali di questa opera incompiuta
saranno mantenute e largamente sviluppate nellEtica.
Nel
corso delle seconde obiezioni rivolte alla Meditazioni
metafisiche, Mersenne aveva chiesto a Cartesio
di riformulare il contenuto delle Meditazioni
secondo il metodo sintetico. Cartesio aveva acconsentito,
pur ritenendo il metodo analitico assai più adatto
a unopera, come le Meditazioni metafisiche,
dedicata alla ricerca della verità, essendo il
metodo sintetico adatto piuttosto allesposizione
della verità, già scoperta. Cartesio chiariva quale
fosse per lui la differenza tra i due metodi: il metodo
analitico affronta una dimostrazione particolare,
senza esibire gli assiomi o le verità prime da cui
essa dipende e rispetta quindi le esigenze dellindagine,
nel corso della quale acquisisco la certezza di proposizioni
particolari prima di conoscere le proposizioni universali
da cui esse dipendono; il metodo sintetico, al contrario,
premette assiomi e definizioni, e da queste, secondo
il modello euclideo, fa discendere le dimostrazioni,
ossia i teoremi. Il metodo sintetico è dunque quello
utilizzato dai matematici e dai geometri. Lesposizione
del contenuto delle Meditazioni secondo il
metodo sintetico, proposta da Cartesio in appendice
alle risposte alle seconde obiezioni, fornirà a Spinoza
il modello per riesporre i Principi della filosofia
cartesiani, nellunica opera che Spinoza
pubblicò in vita col proprio nome, i Principi della
filosofia di Cartesio.
Ora,
si noti che la pubblicazione della riformulazione
"geometrica" dellopera di Cartesio,
e la sua estensione alla prima parte dei Principi,
oltre alloriginaria stesura spinoziana, che
ne comprendeva solo la seconda parte, fu caldamente
sollecitata dagli amici di Spinoza, come unopera
necessaria alla divulgazione della verità. Evidentemente
costoro ritenevano che il metodo sintetico-geometrico
fosse il metodo filosofico per eccellenza, e in questo
si facevano certamente interpreti di unopinione
diffusa, in un secolo, il Seicento, che aveva eretto
le scienze matematiche a modello della conoscenza
vera.
Quando
Spinoza si accinse alla stesura del suo capolavoro,
lEtica, decise di comporla interamente
secondo il modello dei geometri. LEtica,
infatti, è dimostrata secondo il metodo geometrico,
ossia si apre con una serie di definizioni e di
assiomi a partire dai quali si dimostrano le proposizioni
(i teoremi) e gli scholii relativi (o chiarimenti).
Alla generica e generale convinzione seicentesca della
superiorità e universalità del modello matematico,
si aggiunge, per spiegare la scelta di Spinoza, una
convinzione tutta spinoziana. La scelta del metodo
analitico presuppone che la certezza soggettiva segua
vie diverse dalla concatenazione logica del vero;
poiché si ritiene che del vero si possa dubitare,
si va in cerca di una prima verità indubitabile, raggiungendo
solo in un secondo momento la certezza sulle premesse
logiche e ontologiche da cui quella verità dipende:
prima divento certo dellesistenza dellio
e da qui risalgo alla certezza dellesistenza
di Dio; ma, al di fuori della mia certezza soggettiva,
nellordine della verità, è lio che dipende
da Dio. Proprio il presupposto che aveva indotto Cartesio
a privilegiare il metodo analitico è respinto da Spinoza.
La verità, secondo Spinoza, è norma di se stessa e
del falso e la si conosce solo che la si veda. Si
dovrà solo esibire lidea vera per rendere impossibile
ogni dubbio.
Di
questo atteggiamento verso la verità, la matematica
è per eccellenza testimone, dal momento che si limita
a esibire i suoi assiomi, definizioni e teoremi, fiduciosa
che, se le dimostrazioni sono corrette, non sia possibile
dubbio o incertezza di sorta.
Questa
tesi era già chiara nel Trattato sullemendazione
dellintelletto: la ricerca della verità
si deve muovere allinterno della verità stessa.
Non la certezza soggettiva dunque, ma il concatenarsi
delle idee secondo premesse e conseguenze dovrà essere
il filo conduttore del sistema. Non vè quindi
differenza tra il metodo di ricerca della verità e
quello della sua esposizione, dovendo entrambe rispettare
la concatenazione logica del vero; di qui la scelta
del metodo che, come già Cartesio aveva riconosciuto,
riflette quella concatenazione: il metodo sintetico,
o geometrico.
La
dottrina dellunicità della sostanza
LEtica,
come dice il titolo, è un libro sulla morale.
Eppure, dei cinque libri che la compongono, il primo,
Su Dio, è un trattato di metafisica, il secondo
Sulla mente, un trattato di teoria della conoscenza.
Come questi due libri costituiscano le premesse indispensabili
alla costruzione della morale spinoziana sarà chiaro
solo dopo una esposizione complessiva dellopera.
Spinoza
è erede a pieno titolo della rivoluzione cartesiana,
e di questa si presenta come il continuatore e il
perfezionatore. Ma nella meditazione spinoziana molti
elementi del cartesianesimo saranno travolti o profondamente
modificati. Il primo caso di continuità-rottura con
Cartesio è rappresentato dalla teoria della sostanza
unica. Cartesio aveva rifiutato ciò che nel mondo
aristotelico individuava le singole sostanze. Le "forme
sostanziali" e le qualità, nel mondo aristotelico,
fondano la molteplicità irriducibile delle sostanze:
questo albero, con la sua materia lignea, la sua forma
di pioppo ecc., è una sostanza distinta da quel cane,
e da quellacero. Per Cartesio, le forme, le
qualità dellaristotelismo sono tutte caratteristiche
soggettive. Quello che veramente appartiene alloggetto
è ciò che è indipendente dal rapporto con i sensi,
ciò che lintelletto riconosce quale condizione
della pensabilità di una entità: nel caso della materia,
il suo essere estesa e avere dimensioni. I singoli
corpi, spogliati delle loro caratteristiche percepibili
dai sensi, sono allora solo modificazioni, o forme
particolari in cui si presenta la sostanza unica cui
ineriscono: la materia.
La
sostanza, per Cartesio come per Aristotele, è ciò
che non ha bisogno di altro per sussistere e per essere
concepita. Ora, il risultato della riduzione dei corpi
alle sole caratteristiche geometrico-matematiche sarà
che, mentre i singoli corpi hanno bisogno della materia
per sussistere, la materia non ha bisogno dei singoli
corpi, essa sola è sostanza, e i corpi ne sono le
modificazioni. Dunque la materia è sostanza perché,
a differenza dei singoli corpi, non ha bisogno di
altro per sussistere. Non ha bisogno di altro, eccetto,
naturalmente, di colui che lha creata e continuamente
la conserva, ossia di Dio. Per questo Cartesio aveva
precisato che il nome di sostanza non è univoco per
Dio e per le creature, poiché solo di Dio si può dire
in senso rigoroso che non ha bisogno di altro per
essere e per essere concepito. Dunque, dedurrà legittimante
Spinoza, nemmeno la materia è la sostanza, ma lunico
ente che merita questo nome è Dio, senza cui niente
può esistere né essere concepito.
Cartesio
ammetteva una unica sostanza materiale, ma conservava
la pluralità delle sostanze pensanti: vi è unanima,
ossia una sostanza pensante, per ogni individuo. Spinoza
considera invece il pensiero in esatto parallelo con
la materia. Come ogni corpo è modificazione di ununica
estensione, così ogni mente è modificazione di un
unico pensiero, ossia le menti con questo nome
Spinoza designa quel che Cartesio chiamava "spirito"
o "anima" non sono sostanze. I corpi
costituiscono i "modi" dellestensione
come le menti sono i "modi" del pensiero.
Spinoza, come già Cartesio, indica con la parola modo
quel che la scolastica nominava preferibilmente accidente.
Questo si definisce, in opposizione alla sostanza,
come ciò che ha bisogno di altro la sostanza,
appunto per esistere e per essere concepito.
Tra lestensione e il singolo corpo come tra
il pensiero e la singola mente vi è dunque lo stesso
rapporto che, per un aristotelico, intercorre tra
una sostanza individuale (per esempio George) e un
suo accidente (il suo essere seduto, o il suo essere
miope o il suo essere giovane). ma nemmeno il pensiero
che "sorregge" tutti i singoli pensieri
è una sostanza: il pensiero e lestensione sono
entrambi attributi dellunica sostanza, ossia
di Dio. Lattributo va inteso qui nellaccezione
che a questa nozione aveva dato Cartesio: ossia ciò
che costituisce ed esprime lessenza della sostanza
(vedi fotocopie!). Lattributo estensione e lattributo
pensiero esprimono sotto diversi aspetti lessenza
di una stessa sostanza, quella divina. Ma Dio è infinito,
dunque la sua essenza dovrà essere espressa da un
numero infinito di attributi, anche se luomo
conosce solo i due attributi di cui partecipa: il
pensiero e lestensione, appunto. Sia il pensiero
sia lestensione, poi, in quanto espressione
di una sostanza infinita, sono a loro volta infiniti:
ossia Spinoza supera le ambiguità e le incertezze
cartesiane a proposito dell"indefinitezza"
dellestensione, ne sostiene la positiva infinità.
In
questo modo Spinoza ha già escluso che possa esservi
qualcosa al di fuori di Dio, ossia che il rapporto
tra Dio e il mondo sia quello teorizzato da tutta
la filosofia di ispirazione cristiana: un rapporto
di creazione, in cui il mondo costituisca una sostanza
indipendente dalla natura di Dio, e dipendente dalla
sola volontà divina. Secondo Spinoza, Dio è causa
immanente e non transitiva del mondo,
ossia Dio agisce in sé e non fuori di sé,
dal momento che, come si legge nel Breve
Trattato (I, 3) "nulla è fuori di lui".
Per questo si parla di panteismo di Spinoza:
Dio non crea il mondo come una sostanza separata
e distinta dalla natura divina, ma il mondo discende
dalla natura di Dio.
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La
derivazione degli esseri finiti dagli attributi
di Dio
Lattributo
estensione e lattributo pensiero,
diversamente modificati, danno origine ai singoli
corpi e alle singole menti, ossia ai loro rispettivi
modi finiti. Per cercare di comprendere questo processo,
vediamo quello che accade nellattributo estensione:
la materia è variamente modificata grazie alle leggi
del movimento che, non essendo più impresse alla materia
dallesterno, da un Dio trascendente, discendono
anchesse da Dio dando luogo alla totalità delle
modificazioni fisiche presenti nel mondo, ossia alla
totalità dei corpi e dei processi che interessano
quei corpi.
Il
processo della formazione del mondo avviene dunque
secondo le seguenti scansioni: dalla estensione infinita
seguono le leggi che regolano il movimento, e che
Spinoza chiama il modo immediato infinito (modo
perché dipende dalla sostanza, immediato perché
dipende direttamente dalla sostanza e infinito
perché le leggi di natura valgono sempre e ovunque).
Queste leggi diversificano la materia dando luogo
allinsieme dei singoli corpi, ossia alla facies
totius universi, che Spinoza chiama il modo
mediato infinito. Ogni singolo corpo costituisce
un modo finito. Come si vede, niente di diverso
dalla cosmogonia cartesiana, nelle sue componenti:
i singoli corpi e i loro stati si spiegano attraverso
lestensione e il movimento. Quello che manca
è limpressione dallesterno del movimento
a una materia creata; la differenza non è nella fisica,
ma nella metafisica, nel rapporto tra Dio e mondo.
La
teoria spinoziana ha da sempre sottolineato la difficoltà
del passaggio dallinfinito al finito, costruita
da Spinoza attraverso la teoria del modo immediato
infinito e del modo mediato infinito. È una difficoltà
che non va drammatizzata: lattributo estensione,
è, come la sostanza estesa cartesiana, infinito, e
infinite sono le leggi del movimento, in un senso
particolare della nozione di infinito: sono infinite
nel senso che la loro validità non è limitata a un
certo momento del tempo o a un certo luogo dello spazio.
Ma il movimento istituisce differenze nella materia,
producendo aggregati di "corpuscoli" in
diversi rapporti di quiete e di movimento e consentendo
quindi di distinguere un aggregato di materia da un
altro: il movimento, applicato allestensione,
dà vita ai singoli corpi.
Se
si vuol dar conto dell'insieme dell'universo, è sufficiente
far riferimento alla materia infinita
e alle leggi di natura - anch'esse infinite -: per
spiegare la totalità dell'universo non devo uscire
dalla infinità. Ma se invece che alla totalità dei
corpi e dei movimenti mi rivolgo a un singolo corpo,
non potrò più, per spiegarne l'origine, invocare genericamente
l'estensione e le leggi del movimento, ma dovrò analizzare
lo stato dei corpi immediatamente precedenti nel tempo
e nello spazio. Si sono così ottenute due serie causali:
una, quella divina, che rimane nell'infinità e che
è causa della totalità dell'universo, totalità che,
appunto, è esaustivamente spiegata attraverso l'attributo
infinito e le leggi infinite; laltra, la causalità
tra i singoli corpi, ove per spiegare, per esempio,
il movimento di una palla di biliardo, devo ricorrere
all'urto con un'altra palla in movimento e per spiegare
questo devo ricorrere all'urto con un'asta e così
continuando, all'infinito. In questo modo niente di
finito si è insinuato in Dio, e, nello stesso tempo,
la spiegazione del finito ha la sua autonomia dall'infinito.
L'estensione e le leggi di natura causano i
singoli corpi ma non sono i singoli corpi.
Per
sottolineare lo iato che separa la sostanza unica
e ciò che ne esprime l'essenza (Dio e gli attributi)
da ciò che ne deriva e ha bisogno della sostanza per
essere concepito (i modi infiniti e finiti), Spinoza
ricorre alla distinzione scolastica tra una natura
naturans e una natura naturata. Come in
tutto il pensiero scolastico, la natura naturante
indica la causa attraverso la quale l'intero universo
esiste ed è conservato, e la natura naturata l'insieme
degli effetti che da quella causa scaturiscono. Col
mantenere questa denominazione tradizionale, Spinoza
intende sottolineare proprio il fatto che, sebbene
la natura naturante sia ora immanente alla natura
naturata, essa, in quanto costituita da attributi
semplici e infiniti, non si confonde con l'insieme
degli effetti finiti.
Fino
a qui abbiamo considerato la derivazione dei corpi
finiti dall'attributo estensione. La processione dall'infinito
al finito è analoga nell'attributo del pensiero.
Anche qui si passa dall'attributo infinito al
modo immediato infinito (l'intelletto assolutamente
infinito) che dà luogo alla totalità delle menti finite.
Si è visto che, secondo Spinoza, pensiero ed estensione
sono attributi di una stessa sostanza, e che la nozione
di attributo è utilizzata in senso forte, come ciò
che esprime l'essenza di una entità. Ma se l'attributo
pensiero e l'attributo estensione esprimono l'essenza
di una stessa sostanza, essi devono seguire una stessa
logica. Non può darsi, cioè, che i modi del pensiero
non abbiano alcuna connessione con la materia. Certo
non si tratterà di una connessione di natura. Spinoza
non è un materialista e, con Cartesio, continua a
ritenere che il pensiero sia irriducibile all'estensione.
Sarà allora una connessione che avrà a che fare con
l'ordine con cui i modi del pensiero si collegano
tra di loro. Quest'ordine, infatti, secondo Spinoza,
- è identico all'ordine con cui si collegano gli eventi
materiali. Ovvero, a ogni evento materiale corrisponde
un evento mentale, conseguente a un evento mentale
che è a sua volta traduzione mentale di un evento
materiale da cui il primo evento materiale discende.
Il
posto che nella materia è occupato dall'evento-causa
rispetto all'evento-effetto corrisponde al posto che,
nel pensiero, l'idea-premessa occupa rispetto allidea-conseguenza:
"L'ordine e la connessione delle idee si identificano
con l'ordine e la connessione delle cose". Per
avere un'idea di quel che intende Spinoza si pensi
alla traduzione in lingue diverse di uno stesso testo:
a ogni parola in una lingua corrisponde una parola
nell'altra lingua, che esprime uno stesso concetto,
e che è legata dalla stessa logica al senso delle
parole che l'hanno preceduta e al senso delle parole
che la seguono. Con questa teoria il cosiddetto
"parallelismo" tra pensiero ed estensione
Spinoza risolveva un problema ereditato da
Cartesio: se il pensiero e l'estensione non hanno
niente in comune, come possono agire l'uno sull'altro?
Spinoza sostiene, per l'appunto, che una causalità
tra eterogenei è impossibile e che non è il corpo
ad agire sulla mente o viceversa, ma sono sempre soltanto
corpi ad agire su corpi e menti ad agire su altre
menti. La parvenza di causalità tra menti e corpi
è dovuta al fatto che gli eventi mentali e gli eventi
materiali sono concatenati secondo uno stesso ordine.
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