La
fenomenologia: Husserl
Edmund
Husserl (1859-1938) studiò matematica con Karl Weirstrass
a Berlino e psicologia a Vienna con il filosofo e
psicologo Franz Brentano. Nel 1891 pubblicò Filosofia
dellaritmetica. Dopo le critiche rivoltegli
da Frege in una famosa recensione, comprese i periodi
insiti nella pretesa di fondare mediante considerazioni
psicologiche (di carattere empirico) discipline a
priori come la logica e la matematica e pertanto abbandonò
quella posizione. Tale distacco, favorito da uno studio
approfondito dellopera di Bolzano, è esplicito
nellopera in due volumi, Ricerche logiche
(1900-01), di impostazione antipsicologistica,
cioè fortemente critica nei confronti di ogni tentativo,
incluso il proprio, di fondazione empirico-psicologica
delle leggi logiche.
Le
opere del periodo di Gottinga, nelle quali delinea
il significato della filosofia fenomenologica, sono:
Filosofia come scienza rigorosa (1911), Idee
per una fenomenologia pura ed una filosofia fenomenologica
(1913).
Tra
le opere del periodo di Friburgo ricordiamo: La
fenomenologia della coscienza interna del tempo (1928),
Logica formale e trascendentale (1929), Meditazioni
cartesiane (1931).
Nel
1936 escono le prime due parti dellopera La
crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale.
Il testo integrale sarà pubblicato solo nel 1954.
Altre opere importanti, inedite, sono state pubblicate
dopo la morte di Husserl.
La
formazione filosofica di Husserl fu profondamente
influenzata da Franz Brentano. Una delle idee fondamentali
della fenomenologia quella di "intenzionalità"
è assunta appunto da Brentano.
L"intenzione",
da cui il termine di "intenzionalità" (lat.
Intentio, ted. Intentionalität), è un antico concetto
scolastico, fissato per la prima volta nel testo latino
di Avicenna, e poi ripreso dagli scolastici (Alberto
Magno, Tommaso dAquino, Duns Scoto e altri).
Il
termine latino intentio significa originariamente
lo stesso che "concetto" e infatti il temine
intentionaliter (intenzionalmente) assume nella
filosofia scolastica il senso di "mentalmente"
o "concettualmente". Gli scolastici, in
primis S. Tommaso, definirono quindi il concetto come
intentio in quanto in esso si esprime un in
alium tendere, cioè un riferimento ad alcunché
di oggettivo. Lintentio designa poi sia
la forma dellatto del rivolgersi (intentio
intellecta, contrapposta a quella etico-morale)
sia latto stesso. A questultimi si assegna
poi il nome di intentio prima o recta se
è rivolto alla cosa stessa, secunda od obliqua
se è rivolto riflessivamente al soggetto dellatto
conoscitivo. In altri contesti, primae e secundae
intentiones significano i contenuti dellatto
conoscitivo mentale, concreti oggetti
dellesperienza o astratti, specie,
concetti, ecc.
Il
concetto di intenzionalità fu ripreso nellOttocento
da Brentano che ne fece la caratteristica distintiva
di tutti i fenomeni psichici, contrapposti a quelli
fisici. Intenzionalità, cioè il carattere di
essere intenzione, significa per Brentano relazione
al contenuto o direzione verso loggetto:
ogni fenomeno psichico è contraddistinto dallessere
una "coscienza di qualcosa". Brentano sottolinea
che tutti i fenomeni psichici sono intenzionali;
che lintenzionalità è la reale e oggettiva
differenza specifica tra fenomeni psichici e fisici;
che loggetto intenzionale è immanente allatto
psichico. Lintenzionalità possiede poi una datità
attuale. Ogni atto psichico, in quanto intenzionale,
è percepito interamente in piena ed evidente autocoscienza.
La
concezione husserliana dellintenzionalità si
differenzia in più punti da quella brentaniana. In
primo luogo Husserl non assegna un significato intenzionale
a tutti i fenomeni psichici e non considera lintenzionalità
una reale e oggettiva pietra di paragone per la distinzione
dello psichico dal fisico. Lintenzionalità è
piuttosto, secondo Husserl, il carattere a priori
dellessenza fenomenologica della coscienza,
la tipica e invariante struttura del vissuto. Se noi
ci eleviamo mediante lepoché e la riduzione
fenomenologica alla considerazione dellintenzionalità
del vissuto, notiamo, in primo luogo, che nel vissuto
stesso vi sono delle componenti immanenti, evidenti
e immediate, ma non intenzionali: Husserl le definisce
"dati iletici", cioè le impressioni sensibili
che fungono da materia allintenzionalità ma
che non sono a loro volta intenzionali.
In
secondo luogo, notiamo che loggetto non è
immanente allintenzionalità. Husserl critica
la tesi brentaniana secondo cui lintenzionalità
contiene immanentemente un oggetto come rappresentazione
psichica delloggetto reale. Loggetto è
invece trascendente lintenzionalità, e nellintenzionalità
stessa è manifesto solo come componente non-reale:
cioè come significato, senso. Nellintenzionalità,
dunque, Husserl distingue una componente reale: la
noesi; e una non-reale: il noema. Non-reale
significa ideale: reali sono invece quegli atti soggettivi,
componenti lintenzionalità, che si correlano
allintuizione di questa idealità.
Husserl,
quindi, riserva alla fenomenologia lindagine
dei vissuti psichici non come fenomeni a sé stanti,
ma come "modi di presentazione" dei loro
oggetti intenzionali. Ad esempio, il vissuto della
percezione visiva è uno fra i modi di presentazione
caratteristici degli oggetti che chiamiamo "materiali".
Ciò che appare (il fenomeno) e viene esperito in determinati
modi (percettivo, immaginativo, emotivo, ecc.) è appunto
loggetto della fenomenologia, definibile come
lindagine delle regolarità costitutive dellesperienza,
in ciascuno dei suoi modi e "stili", alla
ricerca delle struttura delle operazioni del soggetto
conoscitivo.
Nelle
Ricerche logiche, Husserl prende le distanze
dalla sua precedente impostazione; in questopera
egli sostiene due tesi fondamentali:
- Per
cogliere il fluire concreto della coscienza dobbiamo
limitarci a descrivere ciò che si presenta nel vissuto,
senza lasciarci condizionare dalle teorizzazioni
formulate su di esso;
- Tale
descrizione ci mostra che nel fluire della coscienza
si presentano, oltre al vissuto concreto, anche
delle essenze ideali "intenzionalmente
presenti" nel "vissuto intenzionale".
Il
contenuto della prima tesi ha dato luogo a sviluppi
di estremo interesse: intendiamo riferirci al tema
dellepoché (termine che Husserl ricava
dagli scritti degli scettici greci), elaborato nelle
Idee per una fenomenologia pura ed una filosofia
fenomenologica. Non potremo mai cogliere il flusso
del vissuto (Erlebnis) se non operiamo anzitutto
una sospensione del giudizio sui problemi tradizionalmente
sollevati intorno ad esso dalla scienza e dalla filosofia;
se cioè non collochiamo tra parentesi le classiche
domande: il mondo è reale o irreale? È soggettivo
od oggettivo? Sono reali le qualità primarie o anche
le secondarie?
Questa
sospensione di giudizio compie nella fenomenologia
un ruolo in un certo senso analogo a quello che Cartesio
attribuiva al dubbio metodico: deve precedere ogni
indagine, garantirci da tutte le assunzioni dogmatiche,
senza però interrompere il proseguimento della ricerca.
Husserl
affida allepoché il compito di radicalizzare
la nostra ricerca fino a giungere a ciò che vi è di
più essenziale, originario, nella coscienza; egli
usa il termine di "riduzione fenomenologica"
per indicare loperazione che consiste nellapplicazione
dellepoché: loperazione cioè di
ricondurre le nozioni comuni ai dati originari della
coscienza pura. Una volta liberata da tutte le sovrastrutture,
la descrizione della coscienza conduce ad alcuni dati
incontrovertibili, ad alcune "evidenze"
che si impongono da sé allintuizione.
Lappello
ai dati intuitivi come fonte di conoscenza suggerisce
il quesito se esista una certa analogia fra la posizione
husserliana e quella degli empiristi o positivisti.
Nel primo libro delle Idee, Husserl affronta
il problema chiarendo che gli empiristi commettono
lerrore di restringere allesperienza del
mondo fisico la sfera delle cose conoscibili, di identificare
cioè la nozione di "cose" con quella di
"cose della natura". In altri termini, egli
ammette con gli empiristi che il fondamento ultimo
della conoscenza è costituito da dati intuitivi, ma
non ammette che solo lesperienza naturalisticamente
intesa sia in grado di fornirci dati siffatti. Da
questo punto di vista la fenomenologia amplia in campo
dellintuizione.
Proprio
a tale proposito si inseriscono gli sviluppi della
seconda delle due tesi menzionate allinizio:
il flusso del vissuto ci presenta molti dati intuitivi
incontrovertibili; alcuni di essi sono i dati sensoriali,
altri però sono qualcosa di molto diverso: le essenze
ideali. Ci troviamo così di fronte ad un duplice
concetto di intuizione: lintuizione empirica,
rivolta agli oggetti individuali, e lintuizione
eidetica, che coglie, a partire dalloggetto
empirico, loggetto universale, o essenza ideale.
La fenomenologia si rivolge proprio a queste forme
universali per descrivere le strutture costanti dellesperienza,
oggetto del sapere scientifico.
Nel
percorso intellettuale di Husserl si parla di una
"svolta trascendentale" della fenomenologia
(che si manifesterebbe nel primo libro delle Idee):
una delle tappe più discusse del suo sviluppo filosofico
perché alcuni la interpretano come un avvicinamento
allidealismo, altri invece le attribuiscono
un significato del tutto diverso.
Abbiamo
visto che lepoché è il metodo fondamentale
dellindagine husserliana; rifiutandosi di accettare
un mondo falsato da costruzioni speculative o pregiudizi
abituali (le false ovvietà) il fenomenologo riesce
infatti a ridurre tutte le cose (reali o ideali) al
nucleo originario, autenticamente vissuto, dellesperienza
in cui ci sono "date". Ma, per quanto radicalizzata,
lepoché non potrà mai farci collocare
tra parentesi la coscienza stessa. "Risulta chiaro
che lessere della coscienza e in generale ogni
flusso del vissuto, verrebbe sì certamente modificato
dallorientamento delle cose, ma non toccato
nella sua specifica esistenza".
Se
teniamo presente che nessun oggetto reale o ideale
risulta autosufficiente poiché è la coscienza a conferirgli
un senso autentico, mentre invece la coscienza è un
essere assoluto nel senso che non ha bisogno di alcuna
cosa per esistere, possiamo comprendere perché Husserl
la qualifichi come trascendentale: trascendentale
in quanto ogni essere oggettivo si costituisce in
essa ed esclusivamente ad opera di essa.
Facendo
perno su questa assolutezza e trascendentalità della
coscienza si è parlato di "idealismo" di
Husserl, sia pure non di idealismo soggettivistico
perché la coscienza non può venire confusa con il
mondo interno o privato del singolo, e nemmeno attivistico
(come in Fichte) perché lIo fenomenologico non
è attività pura, ma coscienza intenzionale rappresentata
dalle sue operazioni costitutive; tale idealismo è
stato indicato piuttosto come un "idealismo trascendentale".
Lultima
fase del pensiero husserliano è rappresentata dallopera
La crisi delle scienze europee, che costituisce
uno dei più seri tentativi di discutere la genesi,
lo sviluppo e il destino della razionalità scientifica.
Secondo
Husserl, le scienze positive hanno avuto un chiaro
significato razionale fin da quando furono legate
a una visione sistematica (filosofica) del mondo,
fin da quando cioè furono dei "rami" di
essa; oggi questo legame si è interrotto e perciò
esse attraversano una profonda crisi malgrado gli
incontestabili successi conseguiti dalle ricerche
specialistiche.
Il
compito che Husserl si propone è quello di cogliere
la "teleologia storica" nascosta nellevoluzione
del pensiero scientifico e filosofico: alle origini
della fondamentale svolta che ha segnato la nascita
del pensiero moderno egli ritrova la figura di Galileo.
Il
grande scienziato ha operato la matematizzazione della
natura, sovrapponendo al mondo effettivamente esperito
ed esperibile un mondo "infinito e tuttavia in
sé concluso, di oggettualità ideali", ammettendo
inoltre come cosa ovvia che questo nuovo mondo costituisca
la vera realtà di quello. Questimportante operazione
ha permesso alla fisica di perseguire "ciò che
ci è negato nella pratica empirica: lesattezza",
enunciando poi in precise formule le relazioni intercorrenti,
non già fra i fenomeni come appaiono nella pratica
empirica, ma fra le oggettualità ideali che starebbero
al di sotto di essi.
La
nuova concezione del mondo attribuita da Husserl a
Galileo coincide con la concezione della natura ideata
dallindirizzo meccanicistico, che esercitò nel
Seicento un peso determinate sulla nascita della scienza
moderna. Husserl, in realtà, non ha tenuto conto della
crisi del meccanicismo verificatasi entro la scienza
negli ultimi decenni dellOttocento, ma le sue
valutazioni hanno un preciso intento teorico: quello
di giungere a una contrapposizione tra il metodo instaurato
da Galileo entro la fisica moderna, e il metodo che
dovrebbe secondo Husserl caratterizzare lindagine
filosofica. Questultima dovrebbe aiutarci a
ritrovare nellesperienza "ingenua"
del mondo, tutti i significati pratici e i valori
che hanno le cose, il fondamento permanente delle
stesse astrazioni scientifiche, e non una fase arcaica,
superata del sapere.
Husserl
passa poi ad esaminare il pensiero di Cartesio e quello
di Hume. Egli sostiene che questultimo ha messo
in evidenza il carattere manifestamente dogmatico
dellobiettivismo scaturito dalla fisica galileiana,
dimostrando che le sue presunte verità assolute non
erano altro che finzioni. Una tale conclusione segna
la "bancarotta della filosofia e della scienza".
La via duscita è rappresentata, secondo Husserl,
proprio dalla fenomenologia.
Nella
terza parte dellopera Husserl delinea "la
via di accesso alla filosofia trascendentale fenomenologica
attraverso la riconsiderazione del mondo-della-vita
già dato" e "la via di accesso alla filosofia
trascendentale fenomenologica a partire dalla psicologia".
Qui
Husserl si propone di dimostrare che "lauto-comprensione
dellego", resa possibile dal metodo fenomenologico,
è effettivamente in grado di soddisfare lesigenza
di apoditticità, ed è quindi in grado di dare inizio
a una nuova autentica filosofia scientifica; per un
lato liberandoci dal "vecchio ideale obiettivistico
delle scienze naturali matematiche", per laltro
avviandoci a comprendere che la ragione una
volta conquistata lapoditticità non sarà
lanima soltanto della nostra vita teoretica,
ma anche di quella attiva.
Il
metodo cui Husserl ricorre per la soluzione dei problemi
non prende più le mosse dallo studio della soggettività
trascendentale e dei suoi meccanismi, ma si basa sullanalisi
di qualcosa di più fondamentale: il "mondo-della-vita"
(Lebenswelt), cioè il mondo la cui esperienza
è presupposta allapplicazione delle categorie
del linguaggio e dellintelletto; il mondo del
dato "precategoriale", ove si radicano le
nozioni primordiali di "corpo proprio",
di ambiente, di reciproco inserimento dellinterno
e dellesterno. Secondo Husserl è proprio lanalisi
della struttura del mondo-della-vita, e solo questa,
che ci fornisce lo strumento idoneo a superare il
pericolo più antico e più grave della filosofia: quello
del solipsismo. Il mondo-della-vita, infatti, si costituisce
in una "inscindibile correlazione delle persone
singole e delle comunità", togliendo ogni fondamento
allillusione che lindividuo possa esistere
nella sua assoluta singolarità.
Husserl
ritiene che i limiti del pensiero di Kant, di cui
pure riconosce i grandi meriti, risiedano essenzialmente
nel suo lasciare inindagato il mondo-della-vita, ossia
quel mondo che nessuna epoché può collocare
tra parentesi e che conferisce un senso a tutte le
nostre costruzioni concettuali. Si tratta di un mondo
che è sempre "già prima", in quanto "qualsiasi
rettifica di unopinione, sia essa sperimentale
o di qualsiasi altro tipo" lo presuppone sempre
come "orizzonte di ciò che senza dubbio è e vale";
"anche la scienza obiettiva pone i suoi problemi
sul terreno di questo mondo [
]che è già a partire
dalla vita pre-scientifica".
Indagare
il mondo-della-vita significa indagare i presupposti
"già presenti alla coscienza" in qualunque
pensiero. La coscienza che è qui in questione, ribadisce
Husserl, non è un particolare stato mentale del soggetto,
come quelli studiati dalla psicologia empirica; corrisponde
piuttosto a un insieme di funzioni costitutive della
esperienza ("soggettività anonima").
Il
mondo-della-vita si configura così come un "regno
di evidenze originarie", come "il mondo
in cui noi viviamo intuitivamente". Tutte le
nozioni determinate, che luomo adopera tanto
nella scienza quanto nella vita prescientifica, trovano
qui la propria premessa, onde si può dire che al mondo-della-vita
inerisce la funzione generale di essere il "terreno"
della "vita umana nel mondo".
Lo
studio del mondo-della-vita costituisce quindi il
compito specifico della fenomenologia. Si tratta di
unindagine volta a cogliere tratti invarianti
e non culturalmente condizionati, particolari e contingenti
del mondo dellesperienza vissuta; ricerca capace
di portare a enunciati di validità universale e necessaria,
e in questo senso "scientifica".
Anche
le altre scienze parlano di evidenze, ma levidenza
cui fanno appello le "scienze obiettive, comprese
la logica formale e la matematica" è sempre "il
titolo di un problema", ossia rinvia comunque
ad assunzioni presupposte e inindagate.
"Bisogna
riuscire finalmente a capire che nessuna scienza esatta
e obiettiva spiega seriamente, ne può spiegare qualcosa.
Dedurre non equivale a spiegare [
] Lunica
reale spiegazione è la comprensione trascendentale"
Compito
ultimo della fenomenologia, dunque, è quello di fornirci
il vero fondamento di tutte le scienze. La risoluzione
della crisi delle scienze europee non potrà venire
che da questo razionalismo, il quale implica il deciso
rifiuto di ammettere "che la scienza decaduta
a scienza specializzata, ad arte, a techne, oppure
la filosofia decaduta alle elucubrazioni irrazionalistiche
ora di moda, possano sostituire lidea perenne
di una filosofia come scienza universale e radicalmente
fondata".