L'itinerario filosofico di Agostino d'Ippona
Nel
IV sec.d.C. il cristianesimo conquista non solo la
propria legittimazione civile e politica ma anche
una certa egemonia culturale. Le tappe fondamentali
di questa conquista sono: lEditto di tolleranza
(313), la partecipazione di Costantino al Concilio
di Nicea (325) e il riconoscimento da parte di Teodosio
del cristianesimo come religione ufficiale dellImpero.
Parallelamente
a questa affermazione culturale, si avverte negli
scrittori e nei pensatori cristiani lesigenza
di mediare le ragioni della fede con le dottrine filosofiche
classiche.
Lattanzio,
vissuto tra il III e il IV sec. tenta di fondare
la concezione cristiana di Dio sui principi stoici
sulla base dei quali giustifica lordine razionale
del mondo.
Arnobio,
tenta il recupero degli dei pagani come forze
operanti nel cosmo.
Agostino,
tra i pensatori delletà tardo-antica, più
di tutti ha saputo riflettere con profondità sui problemi
teologico-speculativi ed etico-antropologici connessi
alla religione cristiana. È uno dei maggiori Padri
della Chiesa.
Nacque
a Tagaste, in Numidia, nel 354, da padre pagano e
madre cristiana (Monica) dalla quale subirà uninfluenza
decisiva per la sua conversione al cristianesimo.
Studiò retorica a Madaura e Cartagine.
Nel
373 lesse lOrtensio di Cicerone, opera
di esortazione alla filosofia.
In
questo stesso anno si avvicinò al MANICHEISMO, una
corrente teosofica che postulava lesistenza
di due principi contrapposti: bene e male.
A
Milano incontrò il vescovo Ambrogio che lo illuminò
nellesegesi biblica. Studiò Plotino, il quale,
attraverso la sua concezione del male, gli consentì
di superare il dualismo manicheo.
Nel
387 si convertì al cristianesimo.
Nel
391 venne chiamato a Ippona dal vescovo Valerio al
quale successe cinque anni dopo sulla cattedra episcopale.
In questa veste intervenne con vigore in dibattiti
religiosi e culturali di grande attualità (soprattutto
contro alcune sette ereticali).
Morì
nel 430.
Principali
opere
Ricordiamo,
nella vastissima produzione agostiniana: "Contro
gli Accademici", "Limmortalità
dellanima", "I soliloqui",
"La vera religione", "Le
Confessioni", il trattato "Sulla
Trinità", una serie di brevi scritti sulla
predestinazione e sul libero arbitrio ed, infine,
"La Città di Dio".
La
questione del male
Il
Male, per Agostino, non ha una consistenza ontologica
autonoma.
A
tale proposito distingue il male fisico, conseguenza
del peccato originale, dal male morale, definito
un "pervertimento della volontà" e un allontanamento
da Dio.
Rapporto
fede ragione
La
fede è complementare alla ragione e la ragione alla
fede. Le frasi con cui Agostino riassume questo suo
pensiero sono:
CREDE
UT INTELLIGAS (Credi per capire)
INTELLIGE
UT CREDAS (Capisci per credere)
Teologia,
metafisica e scienza delluomo sono congiunte
in Agostino.
Contro
Pelagio
In
questo scritto ribadisce la naturale peccaminosità
delluomo.
Pelagio,
sosteneva che luomo, nonostante il peccato originale,
può compiere il bene, ha la capacità di scegliere
il bene.
Agostino
sottolinea lintervento della volontà: è
essa che governa la ragione e quando volge al male,
solo la fede e lintervento divino possono redimerla.
In
questo contesto occupa un ruolo determinante la Grazia
(teoria della Predestinazione) secondo cui Dio predestina
luomo alla salvezza e alla dannazione secondo
il proprio imperscrutabile disegno (Sul libero
arbitrio).
Litinerario
agostiniano
Quello
di Agostino è un pensiero asistematico che, alla struttura
analitica delle argomentazioni, predilige le "intuizioni"
immediate. In ciò si avverte linflusso e la
metodica dei suoi grandi maestri, Platone (vir sapientissimus)
e Plotino ("reincarnazione" di Platone).
Litinerario
ha come centro focale lanima o lattività
dello spirito e si compie attraverso una graduale
conquista realizzata attraverso 3 fasi:
- Superamento
critico della scepsi.
- Teorizzazione
della dottrina dellautocoscienza o
dellautonoesi su cui viene fondata
la metafisica agostiniana della veritas interiore.
- Il
trascendersi dellio autocoscienziale ed il
conseguente attingimento del fondamento ontologico
o del principio della verità appresa e spiritualmente
fruita per partecipazione dallautocoscienza.
1°
momento teoretico.
Superamento
dello scetticismo
Nel
dialogo Contra Academicos, Agostino critica
lo scetticismo degli Accademici che rappresenta la
più grave aporia e il principale ostacolo alla ricerca
filosofica in quanto inficia alla radice la tensione
teleologica verso la verità.
Agostino
si sofferma a demolire il probabilismo di Arcesilao
e Carneade i quali, nella loro polemica
contro il dogmatismo degli Stoici, negavano la possibilità
di raggiungere la certezza e la verità, sostenendo
che la ragione umana può al massimo pervenire alla
probabilità e alla verosimiglianza (Qui
Agostino fa riferimento agli Academica priora
di Cicerone).
Largomento
con il quale Agostino confuta il probabilismo degli
scettici è il seguente:
se
si nega la certezza e la verità non è possibile sostenere
la probabilità e la verosimiglianza. Infatti, il certo
e il vero sono i criteri con cui valutiamo il probabile
e il verosimile. Senza il rapporto con la certezza
e la verità, ciascuna cosa detta diventa nomina
vacua, priva di ogni significazione reale.
Largomento dellinganno dei sensi
Agostino
conosce tutti i topoi della casistica scettica contro
la veridicità delle percezioni sensoriali (ramo spezzato
nellacqua, collo iridescente della colomba,
torri della costa, leco, ecc.). Egli afferma
che i sensi non ci ingannano, ma si limitano a recepire
passivamente delle realtà o delle apparenze. Il principio
è "sentire non est corporis, sed animae per
corpus". La verità è tutta interiore, risiede
nello spirito che assumendo i dati offerti dai sensi,
li elabora e li trasforma in valori noetici.
Agostino
intende la filosofia come "amor studiumque sapientiae"
e a tal uopo distingue la scienza, che è conoscenza
razionale-discorsiva delle realtà empirico-temporali,
dalla sapientia, che è conoscenza noetico-intuitiva
delle realtà metatemporali.
Il dubbio. Teoresi del superamento del dubbio
Il
dubbio si supera, sostiene Agostino (anticipando le
argomentazioni di Cartesio a proposito del cogito),
con la coscienza critica del dubbio stesso. Infatti
chi dubita, nellatto stesso del dubitare, ha
coscienza di sé come dubitante; ha la certezza del
suo pensiero che dubita (Cfr. "De vera religione").
Vi
è, dunque, una realtà certa, indubitabile: la presa
di coscienza del dubbio. Di questa realtà non si può
dubitare.
Ma
se ci sbagliassimo?, potrebbero obiettare gli Accademici.
Agostino
risponde: "Si fallor, sum". Se minganno,
ho la certezza del mio essere. Questa certezza dellego
cogitans è una certezza interiore che non soggiace
agli inganni della realtà esterna.
Possono
essere falsi o illusori gli oggetti di cui si dubita,
ma latto del soggetto dubitante, in quanto
pensiero consapevole e atto critico della coscienza,
contiene in sé tutta una serie di certezze. Il soggetto
o io dubitante:
- Si
dubitat vivit (certezza esistenziale)
-
Si dubitat, unde dubitet meminet (certezza della
genesi del dubbio)
-
Si dubitat, dubitare se intelligit (certezza dellatto
dubitante)
-
Si dubitat, cogitat (certezza del cogito, del pensiero)
-
Si dubitat, scit se nescire (certezza del limite
e dellaporeticità del pensiero e della scienza)
Altre
certezze sono il principio di non-contraddizione e
i principi della matematica (validi a priori).
Ma
come possiamo attingere la veritas?
2°
Momento teoretico
METAFISICA
DELLA "VERITAS INTERIORE"
Lanima
o la mente, nel momento in cui supera la scepsi, afferma
con certezza la propria realtà ontologico-esistenziale,
prende coscienza del suo io interiore che non è un
aliud distinto dallanima ma è lanima
stessa che si autoconosce. Lanima dunque
si pone come autocoscienza, cioè come soggetto
ed insieme oggetto della propria conoscenza.
Tale
autocoscienza non va confusa con lintrospezione
(che coglie i dati psichici). Essa si attua a livello
noetico della mens ed è quindi conoscenza diretta,
immediata, non analitica, ma noetico-intuitiva (Autonoesi)
(cfr. largomento nelle Enneadi di Plotino).
La
verità, continua Agostino, non è fuori di noi, ma
dentro di noi, inerisce allinteriorità della
nostra anima: "Noli foras ire; in te ipsum redi:
in interiore homine habitat veritas".
Questo
principio, che rivaluta limperativo socratico
del "Conosci te stesso", fonda la metafisica
della verità interiore che è il centro della filosofia
agostiniana.
Nella
sua interiorità, lanima scopre il mondo delle
idee che non sono innate secondo la dottrina platonica.
La presenza delle idee si spiega col principio della
partecipazione (metexi) che in Agostino assume
un significato diverso e viene integrato dalla dottrina
dellilluminazione.
La
dottrina della verità è in noi non come lumen innatum
ma come lumen participatum. lanima
riceve per partecipazione alcune idee o principi assoluti
che debbono guidare lattività razionale come
criteri assoluti di giudizio. Tali idee sono:
- I
Principi della logica o della dialettica, validi
a priori, indipendentemente dallesperienza.
-
Le Veritates numerorum e gli assiomi delle
scienze matematiche (a priori)
-
Le idee o nozioni universali di unità, verità,
falsità, eternità, ecc.
-
I principi delletica (bene, male, giustizia,
ecc.)
-
I principi normativi dellestetica (idea
del bello, arte)
Queste
idee, come tutte le infinite rationes rerum, sono
contenute nella mente di Dio o nel Logos divino (Agostino
trasferisce le idee dallIperuranio platonico
alla mente di Dio).
Queste
idee sono vere perché eterne e immutabili. Tutto ciò
che esiste, esiste come partecipazione ad esse.
Esse sono il fondamento di ogni conoscenza intellegibile.
3°
MOMENTO TEORETICO
IL
TRASCENDERSI DELLIO AUTOCOSCIENZIALE
I
caratteri essenziali delle idee sono 6:
- Le
idee sono principi assoluti, validi a priori,
indipendentemente dallesperienza sensibile.
-
Sono immutabili, ossia riguardano la substantia
rerum, ciò che permane del mutare dei fenomeni.
-
Sono necessarie, senza intellezione delle
idee non cè sapienza.
-
Sono indipendenti dal soggetto conoscente.
-
Sono eterne.
-
Sono universali.
Le
verità sono intuite dalla mente ma non possono essere
originate dalla mente stessa perché assolute, immutabili,
quindi superiori alla mente che, per sua natura, è
soggetta allerrore.
Per
attingere il fondamento della verità, lanima
pervenuta allautocoscienza, deve superarsi e
trascendersi.
Il
fondamento della verità è, dunque, Dio.
IL
PROBLEMA DEL TEMPO
Il
rapporto tra Dio e il mondo, tra creazione e storia,
costituisce anche per Agostino il motivo di una originale
riflessione sul problema del tempo. Anche qui, il
motivo occasionale è costituito da un'obiezione molto
diffusa contro il pensiero cristiano: se il mondo
è stato creato nel tempo, cosa faceva Dio prima della
creazione? La soluzione che Agostino dà al problema
è originale non solo per l'impostazione metodologica,
ma anche per le sottili analisi psicologiche che vi
fanno da contorno.
"Che
cosè dunque il tempo? Quando nessuno me lo chiede,
lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo,
non lo so. Tuttavia affermo con sicurezza di sapere
che, se nulla passasse, non vi sarebbe un tempo passato;
se nulla si approssimasse non vi sarebbe un tempo
futuro se non vi fosse nulla, non vi sarebbe il tempo
presente. Ma di quei due tempi, passato e futuro,
che senso ha dire che esistono, se il passato non
è piú e il futuro non è ancora? E in quanto al presente,
se fosse sempre presente e non si trasformasse nel
passato, non sarebbe tempo, ma eternità... Questo
però è chiaro ed evidente: tre sono i tempi, il passato,
il presente, il futuro; ma forse si potrebbe propriamente
dire: tre sono i tempi, il presente del passato, il
presente del presente, il presente del futuro. Infatti
questi tre tempi sono in qualche modo nell'animo,
né vedo che abbiano altrove realtà: il presente
del passato è la memoria, il presente del presente
la visione diretta, il presente del futuro l'attesa...
Il tempo non mi pare dunque altro che una estensione
(distensio), e sarebbe strano che non fosse estensione
dell'animo stesso. (Confesioni XI, 14, 17:
20, 26; 26, 33).
Ridotto
dunque il tempo ad una "distensione dell'animo"
cioè in fondo ad un'attività della coscienza, ne risulta
che il problema prima posto è privo di senso: Dio
non ha creato il mondo nel tempo ma col tempo: l'eternità
è al di fuori del tempo e l'azione divina si svolge
appunto nell'eternità. Con il che risulta ribadita
quella sostanziale estraneità dell'uomo alla storia
ed al tempo delle cose terrene, perché la vera realtà
dell'uomo è appunto in un "presente eterno"
la cui misura è la sua stessa anima: e se la verità
di questo essere dell'anima è la ricerca o meglio
il ri-trovamento di Dio, ciò è vero nella vita interna
dell'uomo di cui sono parti tutte le sue azioni, ed
è vero in tutta la storia dei figli dell'uomo, di
cui sono parte tutte le vite umane. (Conf.
XI, 28, 38)
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE (Traduzioni italiane)
EUSEBIO,
Storia Ecclesiastica, a cura di G. Del Ton,
Desclée, Roma 1964.
LATTANZIO,
Le divine istituzioni, a cura di C. Mazzoni,
Siena 1937.
Opere
di sant'Agostino, ed. Latino-italiana, diretta da
A. Tropé, a cura di AA.VV., Città Nuova, Roma 1965
(l'opera è ancora in corso di pubblicazione e, completa,
sarà composta da 32 volumi).
AGOSTINO,
Confessioni, a cura di M. Pellegrino e C. Carena,
Einaudi, Torino 1966.
AGOSTINO,
Confessioni, a cura di A. Marzullo, Zanichelli,
Bologna 1968.
AGOSTINO,
Opere politiche, in Il pensiero politico cristiano,
vol. II, a cura di G. Barbero, Utet, Torino 1965.
AGOSTINO,
De magistro, a cura di M. Casotti, La Scuola,
Brescia 1968.
AGOSTINO,
La città di Dio, a cura di C. Borgogno, Ed.
Paoline, Roma 1979.
Saggi
critici
A.
PINCHERLE, Sant'Agostino, Laterza, Bari 1939.
H.
MARROU, Sant'Agostino, Mondadori, Milano 1960.
C.
BOYER, Sant'Agostino filosofo, Patron, Bologna
1965.
P.
BROWN, Agostino, Einaudi, Torino 1971.
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