sito di divulgazione della cultura filosofica | a cura di Donato Romano

Appello per la filosofia

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Palazzo Serra di Cassano

Via Monte di Dio, 14 - NAPOLI

Nonostante sia da tutti riconosciuta l’indifferibilità di un confronto razionale delle esperienze culturali del mondo, l’incontro tra le diverse civiltà è stato ed è segnato da un appiattimento dei costumi e delle forme espressive, oppure dalla perdita della memoria storica: piuttosto che le rispettive virtù, ciascuna civiltà scambia con le altre i difetti, gli aspetti deteriori.

In quel crogiuolo di civiltà che fu il mondo classico, è sorto un vitale e perpetuo alimento: la riflessione filosofica, un sapere che ha contraddistinto la nostra storia e a cui dobbiamo i tratti distintivi della nostra civiltà. Tuttavia l’atteggiamento della società contemporanea verso la filosofia non appare adeguato ai problemi del presente. Nelle scuole di molti paesi, l’insegnamento della filosofia e della storia del pensiero scientifico è da sempre ignorato o si riduce sempre più: milioni di giovani studenti ignorano finanche il significato del termine filosofia. Noi educhiamo talenti tecnico-pratici e atrofizziamo il genio dell’invenzione filosofica. Ne consegue che vi sono sempre meno persone che comprendono – o sono effettivamente in grado di comprendere – la connessione dei fattori che costituiscono la realtà storica. E invece oggi il mondo ha più che mai bisogno di forze creative. Per stimolare la creatività abbiamo bisogno di una educazione al giudizio e perciò di uomini educati alla filosofia.

Rivolgiamo dunque un appello a tutti i parlamenti e governi del mondo perché venga confermato e rafforzato, o introdotto a pieno titolo, in tutte le scuole lo studio della filosofia nel suo corso storico e nella sua connessione con le scienze — dal pensiero greco al pensiero delle grandi civiltà orientali fino all’oggi — come indispensabile premessa ad un autentico incontro tra i popoli e le culture e per la fondazione di nuove categorie che superino le contraddizioni attuali e orientino il cammino dell’umanità verso il bene.

In questa straordinaria e sconvolgente ora della storia, quando il termine umanità comincia ad assumere il significato di tutti gli uomini, vi è necessità di un orientamento civile.

Vi è necessità della filosofia.

30 novembre 1992

Primi promotori e sottoscrittori

Hans-Georg Gadamer, Henri Gouhier, Vittorio Hösle, Paul Oskar Kristeller, Emilio Lledò Iñigo, Gerardo Marotta, Edgar Morin, Adriaan Peperzak, Ilya Prigogine, Giovanni Pugliese Carratelli, Paul Ricoeur, Georges Vallet.

François Mitterrand (Presidente della Repubblica Francese )

Egon Alfred Klepsch (Presidente del Parlamento Europeo)

Samuel R. Insanally (Presidente dell’Assemblea Generale dell'Onu)

Antonio La Pergola (Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo)

Eduardo Acosta Méndez; Simonetta Adamo; Francesco Adorno; Mario Agrimi; Raffaele Ajello; Antonina Alberti; Giancarlo Alisio; Julia Annas; Court Antoine; Jean Robert Armogathe; Graziano Arrighetti; Marina Ayala; Bronislav Baczko; Jonathan Barnes; Antonio Barone; Roger Bellet; Carlos Belloso; Egidius Berus; Olivier Bloch; Remo Bodei; Jean Bollack; Ferdinando Bologna; Reinhard Brandt; Francisco Bravo; Christine Buci-Glucksmann; Massimo Cacciari; Eduardo Caianiello; Giuseppe Cantillo; Massimo Capaccioli; Vincenzo Cappelletti; Iliana Cardoso L; Angelo Casanova; Paolo Casini; Gaetano Castorina; Francesco Castro; Luis Castro Leiva; Umberto Cerroni; Carlo Ciliberto; Gaetano Cingari; Diskin Clay; Paul Cobben; Raffaele Colapietra; Rafael Tomas Colderz; Umberto Colombo; Antony Comminos; Giovanni Conso; Nestor Louis Cordero; Francesco Cossiga; Girolamo Cotroneo; Philippe Cuvillier; Guido D’Agostino; John Davis; Biagio de Giovanni; Girolamo De Liguori; Romeo De Maio; Francesco De Martino; Luigi De Matteo; Jas De Mul; Ruggiero De Ritis; Gabriele De Rosa; Luigi De Rosa; Carla Sabine De Rosa; Hent De Vries; Maurice de Gandillac; Patrich Dernhier; Jacques Derrida; Massimo Desiato; Reginaldo Di Piero; Margherita Dini Ciacci; Massimo Donà; Tiziano Dorandi; Otto Duintier; Antoinette Ehrard; Jean Ehrard; Luis Miguel Enciso Recio; Adriano Fabris; Arnoldo Farina; Matilde Ferrario; Maurizio Ferraris; Manuel Fontaine; Mario Forte; Don P. Fowler; Vincent Fuccillo; Marc Fumaroli; Vittorio Gabriel; Monica Gale; Tristano Gargiulo; Romano Gasparotti; Gabriele Giannantoni; Marcello Gigante; Vincenzo Giura; Sergio Givone; Giovanni Grasso; Tullio Gregory; Guido Grimaldi; Renato Grispo; Giacomo Guerrera; Jeannine Guichardet; Jean Guitton; Jürgen Hammerstaedt; Yves Hersant; Karlheinz Hülser; Giovanni Indelli; Jean - Louis Jam; Richard Janko; Janos Kelemen; David Konstan; Luciano Landolfi; Simon Laursen; Gaspare Lavegas; Michel Lerner; Harry Lintsen; Alfonso Maria Liquori; Pascale Lismonde; Agostino Lombardo; Francesca Longo Auricchio; Nicola Mancino; François Marotin; Livia Marrone; Andrés Martínez Lorca; Anna Masoni Rainero; Giovanni Mastroianni; Aldo Masullo; Vittorio Mathieu; Ernesto Mayz Vallenilla; Nullo Minissi; Michel Mollat; Armando Montanari; Franco Montemagno; Fabio Morales; Antonino Murmura; Salvatore Natoli; Nuccio Ordine; Maurizio Pagano; Renato Parascandolo; Antonio Parlato; Antonio Pasquali; Maria Gabriella Pasqualini; Walter Pedullà; Alain Perrinjaquet; Annie Petit; Massimo Piattelli Palmarini; Bruno Pinchard; Margherita Pinera; Stefano Poggi; Andrea Poma; Livia Pomodoro; Alain Pons; James Porter; Enzo Puglia; Rosalba Ragosta; François Remy; Jacques Revel; Claude Richard; Giuseppe Riconda; Lea Ritter Santini; Carla Rocchi; Fernando Rodriguez; Nancy Angelo Rodriguez; Sergey A. Romaschko; Pier Aldo Rovatti; Mario Ruggenini; Carmelo Russello; Francesco Sabatini; Giorgio Salvini; Clelia Sarnelli Cerqua; Armando Savignano; Paolo Savona; Giuseppe Scalera; Alessandro Schiesaro; Ernst - Günther Schmidt; David Sedley; Gerhard Seel; Alain Segonds; Arturo Serrano; Emanuele Severino; Livio Sichirollo; Carlo Sini; Jan Sperna Weiland; Emidio Spinelli; Walter Spoerri; Serban Stati; Attilio Stazio; George Sudarshan; Adriano Tassi; Nicolas Tertulian; Mario Tilli; Francesco Tomatis; Marisa Tortorelli Ghidini; Berna Toscani; Imre Toth; Aldo Trione; Silvio A. Ulivi; Paolo Ungari; Pedro Pablo Urriola F.; Michel Valenzi; Paolo Valerio; Adriano Valerio Rossi; Alfredo Vallota; Koo Van Der Wal; Maartin Van Nierop; Eduardo Vasquez; Alessandro Vattani; Gianni Vattimo; Pietro Vecchione; Cornelis Verhoven; Raquel Vinaccia; Vincenzo Vitiello; Jean-Noeël Vuarnet; Roque Carrion Wam; Corima Yoris; Krzysztof Zaboklicki; Luciano Zagari; Italo Zoma.

Appello alle Nazioni Unite

Desidero esprimere la mia piena approvazione per l’appello a favore dell’insegnamento della filosofia e della sua storia così come della ricerca umanistica nelle maggiori scuole superiori, licei e università di tutti i paesi, lanciato dall’Avv.Gerardo Marotta presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, anche a nome di numerosi altri istituti e studiosi, alle più importanti autorità dell’istruzione di tutti i paesi e alle Nazioni Unite.

Oggi, sia la filosofia sia la seria ricerca umanistica, cioè nei campi della storia, della letteratura, delle lingue classiche e moderne, sono trascurate praticamente in tutti i paesi, a favore di problematiche contemporanee di storia, di letteratura, di politica e di ideologia; lo studio serio della matematica e delle scienze naturali è subordinato a una tecnologia riconosciuta generalmente utile; e grande importanza è data a teorie educative di dubbio valore e alle cosiddette scienze sociali che sono di validità discutibile, ma derivano la loro validità dalla dubbia pretesa di poter prevedere il futuro, pretesa che si dimostra subito errata e che può essere paragonata alla pretesa avanzata nel passato dall’astrologia, dall’alchimia e dalle altre scienze occulte.

Queste teorie correnti sebbene completamente discutibili per i loro fini, i loro metodi e i loro risultati, sono ampiamente difese e numerose discipline più solide sono respinte sulla base di argomenti che sono ampiamente accettati, sebbene completamente erronei.

La ricerca "tradizionale" è respinta a causa della importanza che riconosce alla tradizione occidentale, dall’antica Grecia all’Europa e all’America moderna, e a causa del suo supposto disinteresse per altre culture dell’Asia e dell’Africa, nonché per i contributi delle donne e per le popolazioni non occidentali, specialmente africani, indiani d’America e asiatici che vivono all’interno dei paesi occidentali.

Concordo pienamente nell’opinione che in tema di opportunità d’istruzione, come in tutti gli altri settori della nostra società, non ci deve essere nessuna discriminazione nei confronti di alcun settore della nostra popolazione, che sia nera, o asiatica, indiana d’America o femminile, né nei confronti di settori quali l’ebraico, l’irlandese, l’italiano o il polacco (che nel non lontano passato erano soggetti a serie discriminazioni e sono ora arbitrariamente etichettati come bianchi e perciò come oppressori dei loro vicini africani, asiatici e indiani d’America). Anche la classificazione di tutti gli ispanici come una minoranza è arbitraria, perché molti di loro sono bianchi o misti.

La risposta alle passate ingiustizie del sistema educativo non deve essere un rovesciamento della discriminazione né tantomeno un abbassamento del livello che il presente invece favorisce assurdamente, non meno che l’incompetenza degli africani o degli asiatici, ma anche degli studenti bianchi.

E’ ampiamente provato che ci sono studenti africani e asiatici molto competenti e che il solo livello valido per l’ammissione ai licei e alle università deve essere il merito individuale di ogni studente che sia bianco, africano o indiano d’America, maschio o femmina.

Per questa politica sono favorevoli anche la maggior parte degli studenti più competenti di sesso femminile e i neri africani.

L’insegnamento a tutti i livelli di corsi sulle civiltà asiatiche, africane e non occidentali in genere dovrebbe essere riservato solo a quegli insegnanti che abbiano ricevuto nel loro campo la stessa preparazione rigida e specialistica (o avanzata), linguistica, storica e letteraria che hanno ricevuto gli insegnanti tradizionali di civiltà occidentale, della sua storia, della sua letteratura e della sua filosofia.

Per quanto riguarda la filosofia ogni studente di qualsiasi istituto dovrebbe ricevere una preparazione competente in discipline filosofiche quali la storia della filosofia, la logica, l’etica, la teoria politica e forse anche la retorica e la metafisica. I corsi in queste materie dovrebbe rendere capace qualsiasi studente competente, quali che siano il sesso, la razza, la classe sociale, la provenienza religiosa o etnica, di pensare, di discutere e di sostenere qualsiasi idea che egli sia arrivato a riconoscere valida, e di confutare e di argomentare contro qualsiasi idea che egli riconosca non valida. La tendenza attuale a sostituire le solide argomentazioni con proteste chiassose e dimostrazioni violente deve essere criticata, abolita e perfino censurata. L’argomento usato spesso dagli studenti incompetenti e ignoranti consiste nel dire che essi non hanno bisogno di conoscere alcuno degli eventi che occorsero prima della loro nascita deve essere fermamente respinto e essi dovrebbero essere costretti a imparare e a riconoscere che il mondo in cui viviamo è determinato da molti eventi e pensieri del passato e che è un nostro dovere, ed anzi un nostro privilegio, conoscere quanto più possiamo del passato.

Essi devono anche imparare a capire che molti eventi del passato, del presente e del futuro non sono influenzati o determinati dai desideri delle azioni umane individuali o collettive ma da poteri superiori e divini, che siano gli dei personali delle varie religioni o più impersonali poteri riconosciuti anche da quelli tra noi che non segnano alcuna particolare tradizione religiosa.

24 settembre 1993

Paul Oskar Kristeller

Frederick J.E.Woodbridge

Professor Emeritus of Philosophy, Columbia University

La polis Europa

Il duplice appello dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici per la filosofia e la ricerca umanistica tocca le radici più profonde della nostra comune coscienza di europei. Il nostro Parlamento è chiamato a raccogliere le istanze della società civile. Qui ci troviamo di fronte ad un autorevole messaggio dal mondo della cultura. Non possiamo lasciarlo inascoltato.

L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici si rende interprete dell’esigenza che la nuova generazione, la futura classe dirigente, sia educata alla filosofia, al pensiero creativo, alla capacità di giudizio.

Di qui anche il suo impegno nel promuovere una rinascita dell’umanesimo che possa vivificare ogni ramo della scienza e guidare lo sviluppo. L’uomo torna, imago Dei al centro dell’universo quando riscopre il valore perenne della sua libertà e dignità, del suo diritto a governare la vita e a lasciare, com’è accaduto nelle stagioni più felici della nostra civiltà, il segno della sua opera nella storia.

L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha saputo dare il primo impulso a questa mobilitazione degli uomini di cultura per rivisitare l’umanesimo.

È un disegno di largo respiro. La sua concreta realizzazione passa necessariamente attraverso la scuola, ma resta in definitiva affidata al sostegno dell’opinione pubblica, al favore che meritano le proposte illuminate e che deve maturare anche qui, a Strasburgo e nelle altre sedi delle istituzioni europee.

L’appello, infatti, costituisce un importante contributo alla concezione di un’Europa, che comincia finalmente coll’unirsi in aree diverse dal mercato e dall’economia.

L’istituto napoletano ha riacceso nella città di Vico e di Croce un punto focale dell’interesse alla diffusione del pensiero, alla riflessione sui temi centrali da cui non possiamo evadere. Guardiamo all’appello.

La instancabile dedizione dell’Istituto napoletano alla causa del sapere, che desta l’ammirazione negli studiosi non importa di qual paese, è posto al servizio di una Weltanschauung che è anche saggezza politica. Diciamo di voler andare oltre il Mercato, verso l’unione promessa dal Trattato di Maastricht. La Comunità-Unione che viene dopo la Comunità-Mercato costituisce fin da ora un naturale polo d’attrazione per tutta l’Europa e si dispone ad accogliere come suoi componenti altre nazioni.

Chi si lascia ciecamente dirigere dalla logica dell’utile individuale non vede che il mercato deve svilupparsi in nuova e progrediente struttura della società europea formata con il cemento dei valori etici, storici e culturali.

L’unione sarà lo specchio dell’umanità che prepariamo: non un superstato che annienta le nostre identità nazionali, ma nemmeno una semplice lega fra sovrani, che non conosce l’individuo e ne ignora i bisogni ed i diritti. Al contrario: la scintilla dell’Unione scocca con il riconoscimento di una cittadinanza europea, affiancata a quella nazionale, e composta dai diritti economici-sociali, già menzionati dalla disciplina del mercato unico, ed insieme, beninteso, dai diritti politici e partecipativi ultimamente previsti dal Trattato di Maastricht.

La base della cittadinanza europea sta nella libertà di circolazione, che è, a sua volta, circolazione delle libertà, non solo di intrapresa ma anche di pensiero, diritto per ciascuno a fruire senza discriminazioni dello spazio europeo, anche nella propria formazione umana e professionale.

Vi è così una polis in divenire, ordinata per la prima volta su scala sopranazionale, nella quale siamo tutti coinvolti. Sappiamo di doverla creare con il possesso di una nuova cittadinanza. Sarà una cerchia dell’esperienza politica nella quale, ancora una volta, può regnare la persona umana.

E la conquista di un tale nuovo umanesimo ha la forza aggregante dei grandi moti spirituali che non conoscono frontiere.

La cittadinanza comune significa molte cose, ma comincia in ogni caso con il vivere, crescere ed educarsi insieme. La cultura umanistica è una preziosa scuola di conoscenza: unisce i popoli europei pur facendo fecondare la ricchezza e diversità della culture nazionali.

E’ un patrimonio comune che dobbiamo, però, saper rimettere a frutto. Può l’unione ospitare una vera Comunità europea della ricerca, della scienza che non è semplice scientismo?

Nell’ottica della Comunità europea la ricerca è stata concepita come uno strumento che serve ad estendere le risorse tecnologiche, a migliorare la qualità dei prodotti, ad affilare le lame della concorrenza nel mercato.

Ultimamente, però, si è aperta anche la prospettiva dei programmi diretti sotto più aspetti a promuovere le mobilità del corpo docente e degli studenti, cioè quella circolazione della cultura, che è il primo correttivo di una elezione grettamente mercantile dell’integrazione europea: ed abbiamo insistito perché a tali iniziative si uniscano i popoli fratelli dell’Est europeo. Il fatto è che si tratta di programmi ancora frammentari e privi di mezzi adeguati. Non c’è stato il colpo d’ala di una filosofia, appunto, della nostra Comune cittadinanza culturale. Come diceva Erasmus, tuttavia, investire nella cultura è il segreto delle comunità più avvedute, la cui ricchezza non si appaga dell’oro sonante delle monete. Per questo vorrei come Presidente della Commissione Cultura esprimere il nostro concreto apprezzamento per l’iniziativa dell’Istituto napoletano. Il suo appello traccia la via maestra dell’europeismo più maturo.

Intervento alla presentazione al Parlamento Europeo degli Appelli per la Filosofia e la Ricerca umanistica

Strasburgo, 22 giugno 1993

On. Antonio La Pergola

Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo


 

 


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© 2002 Donato Romano - Ultimo aggiornamento 26-Set-2003
 
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